“La mafia Se Sienta a la Mesa” Case of La Mafia Franchises SL v. EUIPO Causa T-1/17 NOTA A SENTENZA DEL 15 marzo 2018

Case of La Mafia Franchises SL v. EUIPO

Causa T-1/17

NOTA A SENTENZA DEL 15 marzo 2018

Giovanna Saccaro

Cultore di Diritto dell’Unione europea e Diritto internazionale nell’Università Kore di Enna. Avvocato del Foro di Catania

                    Quest’anno le Idi di marzo hanno segnato la declaratoria di inutilizzabilità del marchio “La Mafia se sienta a la mesa” con il quale la società spagnola Honorable Hermandad per anni, a beneficio del proprio business internazionale, ha diffuso nel mondo un’immagine fortemente offensiva dell’Italia.             

                    La decisione del Tribunale dell’Unione Europea giunge dopo lunghe battaglie legali iniziate nel 2006 quando la società “Honorable Hermandad sl”, succeduta poi dalla “Mafia Franchises sl”, presentava all’Ufficio dell’Unione Europea per la proprietà intellettuale (euipo) domanda di registrazione del marchio “La Mafia se sienta a la mesa” (trad. La mafia si siede a tavola), per i servizi di ristorazione, bar e caffetterie della catena.

                   La domanda veniva pubblicata nel Bollettino dei marchi comunitari n. 24/2007 dell’11 giugno 2007, ed il marchio veniva registrato il 20 dicembre 2007.

                   In data 23 luglio 2015 la Repubblica Italiana depositava presso l’euipo istanza di annullamento del marchio per tutti i prodotti e servizi per i quali era stato registrato, deducendone la contrarietà all’ordine pubblico ed al buon costume, dal momento che “l’elemento verbale mafia rinviava ad un’organizzazione criminale e che l’uso che ne era fatto, oltre a suscitare sentimenti profondamente negativi, aveva come effetto quello di manipolare l’immagine positiva della gastronomia italiana e banalizzare il senso negativo di tale elemento”.

                   Con decisione del 3 marzo 2016 la Divisione di annullamento accoglieva la domanda, avversata con ricorso del 29 aprile 2016 dalla Società spagnola.

                   Con decisione del 27 ottobre 2016, la prima commissione dell’euipo respingeva il ricorso ex adverso depositato e confermava la contrarietà all’ordine pubblico del marchio in contestazione.

                    Sinteticamente esposto l’excursus di fatto della vicenda in esame, preliminarmente si osserva la decisione del Tribunale ue rende finalmente giustizia all’Italia, riscattandola da superati retaggi socio-culturali indiscriminatamente utilizzati da terzi per fini di lucro.

                    Nella fattispecie, per come sottolineato dallo stesso Tribunale, ha assunto rilevanza il ruolo svolto dall’euipo che ha mantenuto una posizione rigorosa nella valutazione del caso che trasgredisce palesemente i principi ed i valori di base della società europea, negando la registrazione per violazione dell’ordine pubblico di un marchio che diffonde un messaggio che trae ispirazione da un’organizzazione criminale.

                   L’interesse generale sotteso all’impedimento assoluto alla registrazione consiste nell’evitare la registrazione di segni pregiudizievoli per l’ordine pubblico ed il buon costume al momento del loro utilizzo nel territorio dell’Unione (sentenze del 20 settembre 2011, Couture Tech/uami- Raffigurazione dello stemma sovietico-, t-232/10 punto 13).

                 Ciò vale ancora di più se il marchio registrato è gravemente offensivo del pubblico interesse, come ritenuto nella fattispecie (v. in tal senso, sentenza del 5 ottobre 2011, pakilogistics/uami (paki), t- 526/09, non pubblicata, punto 12).

                    Nel caso in esame, oggetto di contestazione è un marchio “complesso” composto da fondo nero a forma di quadrato, riportante la scritta in bianco “la Mafia se sienta a la mesa” con, sullo sfondo, la raffigurazione di una rosa rossa, che evoca incontestabilmente la saga cinematografica Il Padrino.

                 Osserva in proposito il Tribunale, che l’elemento verbale “la mafia”, per lo spazio occupato e per la posizione centrale, predomina sul resto del marchio e globalmente fa riferimento ad un’organizzazione criminale con origini in Italia e le cui attività si sono estese a Stati diversi della Repubblica italiana, in particolare all’interno dell’Unione, e che notoriamente ha fatto ricorso all’intimidazione, alla violenza fisica ed all’omicidio al fine di svolgere le sue attività che comprendono segnatamente il traffico illecito di droghe, il traffico illecito di armi, il riciclaggio di denaro e la corruzione.

                      Ictu oculi, il marchio contestato rinvia ad un’organizzazione criminale e ne trasmette un’immagine positiva, banalizzando i gravi attacchi sferrati ai valori fondamentali dell’Unione          che sempre ha impiegato considerevoli energie e risorse per combatterla ritenendola una seria minaccia per la sicurezza in tutto il territorio.

                     Il Tribunale ha ritenuto il marchio di natura tale da scioccare o offendere “non solo le vittime di detta organizzazione criminale e le loro famiglie, ma chiunque nel territorio dell’Unione abbia un normale grado di sensibilità e tolleranza”.

                    In particolare, in Italia il termine “mafia” è vissuto con sentimento profondamente negativo a causa dei gravi attacchi perpetrati da tale organizzazione criminale nei confronti di detto Stato membro; inoltre, l’importanza che riveste la lotta alla mafia è dimostrata sia dalle norme repressive in vigore, sia dai molteplici organismi pubblici specificatamente investiti dal compito di perseguire e reprimere le attività illecite della Mafia e dalla presenza di associazioni private che sostengono le vittime di tale organizzazione.

                     Opina in proposito il Tribunale che simili attività criminali violano i valori stessi su cui si fonda l’Unione, in particolare i valori del rispetto della dignità umana e della libertà, come previsti all’art. 2 tue ed agli artt. 2, 3 e6 della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea: tali valori sono indivisibili e costituiscono il patrimonio spirituale e morale dell’Unione.

               La gravità delle stesse presenta una dimensione transnazionale, rappresentando una seria minaccia per tutta l’Unione.

                Ciò vale ancor di più tenendo conto del vasto pubblico di riferimento che, per come sostenuto anche dall’euipo e dall’Italia, dalla frase “si siede a tavola” e dalla raffigurazione di una rosa rossa potrebbe trarre un’immagine globalmente positiva di convivialità e di svago veicolate dalla condivisione di un pasto, rischiando di contribuire alla banalizzazione delle attività illecite di tale organizzazione criminale.

                  Nella sua valutazione, il Tribunale ha fatto riferimento al pubblico esteso su tutto il territorio dell’Unione europea soffermandosi  sulla percezione sia di una persona che si offende facilmente, sia su quella di un soggetto ragionevole, di normale sensibilità e tolleranza che, pur senza avere interesse a tali prodotti o servizi, potrebbe accidentalmente trovarsi di fronte al marchio contestato.

                Dunque, la Corte ha correttamente concluso che il marchio contestato era contrario all’ordine pubblico e pertanto ha confermato la declaratoria di nullità.

                    

          

 

 

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