ALLA RICERCA DELL’EUROPEISMO PERDUTO (Dall’unità normanno-sveva al frazionismo degli Stati-Nazione)

MASSIMO PANEBIANCO

Ordinario di Diritto internazionale - Università di Salerno

 

Abstract: Nella cronologia diplomatica l’espressione Europa assume un duplice significato come “epoca” ed insieme come “regione” ovvero spazio giuridico ordinato e condiviso fra gli Stati ad essa appartenenti. Invero, l’Europa alle sue origini nasce con una sicura vocazione centro-occidentale padana-renana-danubiana, antico limes dell’Impero romano e dell’Impero germanico. Perciò non si poté fare una storia europea senza partire dall’Italia. La riprova si trae dai codici diplomatici dell’epoca. L’Italia del medioevo rappresenta la porta di ingresso della diplomazia dell’epoca.

Parole chiave: Identità europea; Codex Italiae diplomaticus; Stati pre-unitari; Sacro Romano Impero.

 

1. La supremazia dell’ordine europeo come sovra-sistema Italia

Quella parte della storia europea costitutiva dell’identità del continente dall’epoca medioevale a quella cosiddetta moderna ha ricevuto recentemente un’attenzione del tutto particolare per il grande contributo documentaristico e storico-giuridico riscontrabile in opere in parte dimenticate ed ora oggetto di provvide riedizioni[1]. É utile rievocare dall’Europa del ‘700 un antico e famoso codice italico, il Codex Italiae diplomaticus che fu pubblicato da Johannes Christian Lünig nel decennio 1725 – 1735 a Francoforte e Lipsia in quattro tomi. Malgrado il suo nome lasci immaginare un codice nazionale italiano, invero, esso è un codice internazionale per tempo, luogo e suo contenuto. Secondo lo stile dell’epoca è insieme una collezione o raccolta di testi diplomatici, un plurimo elenco cronologico di atti uni-bi-multilaterali ed infine anche un elenco alfabetico delle materie regolate.

Lo stesso copre mille anni di storia diplomatica euro-internazionale, dall’Europa medievale carolingia all’Europa del ‘700. Pertanto, -si riferisce ad un’Italia pre-moderna, come sistema multi-statuale di Stati regionali. Solo dopo nel ‘800-900 la riunificazione italiana avrebbe condotto ad un diverso Stato nazionale. Dotato di ben diversi codici di vita italiana interna, sul modello napoleonico dei codici civile-commerciale-penale (e relativi codici di procedura forense o processuale).

Nel periodo considerato l’Europa ruota intorno ad una singolare entità politica sovra-nazionale, denominata Sacro Romano Impero (sri), come erede dell’Impero Romano antico e tardo-antico. Nel suo ambito euro-continentale si inquadrano Stati nazionali e Stati regionali (Stati-città e Stati-regione). Fra questi ultimi, connesso agli altri, sta il mondo romano-germanico e italo-germanico degli Stati pre-unitari, di lunga durata medievale e moderna. Per un millennio l’Impero è un soggetto simbiotico geo-politico e teologico-politico. Una è la fede, uno l’Impero, una la Chiesa romana. Il modello del romano Impero ispira quelli simultanei e concorrenti negli altri tre Imperi, Romano d’Oriente (Costantinopoli – Mosca) e arabo-turco-ottomano (Islam pre e post il 1453). Secondo la tradizione del corpus juris giustinianeo (530 d.C.), il codice del Sacro Romano Impero parte da atti giuridici costitutivi o fondamentali, chiamati appunto “costituzioni” (costitutio regia di Francorum -anno 1774 d. c. e consitutio de ecclesia - anno 998 d.c.).

Ai fini della compilazione di un buon codice, ovvero di una buona storia diplomatica italo-europea, sono servite tre componenti classiche. Una buona misura del tempo è riferita all’epoca di osservazione prescelta, al meglio di un millennio dall’età antica a quella dell’Italia moderna. Il secondo elemento è riferito ad una buona misura dello spazio dell’Italia come regione d’Europa. Il terzo elemento è riferito all’esistenza documentaria di un ordinamento giuridico della comunicazione interna-esterna del paese Italia[2].

Tutti questi elementi si trovano in due opere connesse di produzione tedesca e di componentistica italiana comparse in Germania nella prima metà del ‘700. Il codice Lunig[3] (1720 – 1735) ed il codice Leibniz sono frutto di una straordinaria cooperazione scientifica bi-nazionale (1693 – 1700 – 1749). Di esse, bene note al pubblico degli specialisti, ci si occupa nel presente lavoro come parti di un codice unico e comune dell’Italia moderna.

 

2. L’Italia diplomatica medioevale: il periodo franco-normanno-svevo

Nella cronologia diplomatica l’espressione Europa assume un duplice significato come “epoca” ed insieme come “regione” ovvero spazio giuridico ordinato e condiviso fra gli Stati ad essa appartenenti. Invero, l’Europa alle sue origini nasce con una sicura vocazione centro-occidentale padana-renana-danubiana, antico limes dell’Impero romano e dell’Impero germanico. Perciò non si poté fare una storia europea senza partire dall’Italia. La riprova si trae dai codici diplomatici dell’epoca. L’Italia del medioevo rappresenta la porta di ingresso della diplomazia dell’epoca e ne segna la prima parte del suo percorso spazio-temporale in tre fasi (sec. viii - ix, sec. x - xii, sec. xiii - xiv). I secoli dell’alto Medioevo (sec. viii-ix) sono quelli dell’Italia al centro degli Imperi, Sacro Romano Impero, Impero Romano d’Occidente, Impero Romano d’Oriente o bizantino ortodosso (Costantinopoli) e infine, la Comunità arabo-islamica dei grandi Califfati (Damasco, Il Cairo, Cordova). Nel secondo millennio, sec. x - xii, sono quelli della grande espansione dell’Italia nel Mediterraneo e sulle sponde medio-orientali degli allora Regni Cristiani di Terra Santa (post 1099 d.C. – fino alla fine del sec. xi). Infine i sec. xii - xiv sono quelli dell’Italia alla sua dimensione “europea” (respublica europea).

É solo dalla metà del secolo xi che la presenza effettiva degli Imperatori tedeschi della dinastia sveva, inaugura una identità geopolitica di un soggetto dotato di unità territoriale all’interno del Sacro Romano Impero (anno 1155 – rescritto di Federico I – romano Imperatore). Nel periodo precedente franco-normanno tale identità era proclamata sull’intera Italia o sulla sola Italia meridionale, ma nel solo rapporto bilaterale Chiesa-Impero, come supreme autorità riconosciute eredi degli antichi Imperatori romani. Da allora nasce l’identità franco-germano-italiana, internazionalmente riconosciuta come parte del Romano Impero del secondo millennio dell’era cristiana, ormai post-medioevale e già pre-moderna.

Bisogna aggiungere come tale arrivo in Italia da parte della dinastia sveva non rappresenta una sorta di salto d’epoca o di differente natura rispetto alla fase precedente dei franco-normanni più o meno presenti nel nord-sud Italia. L’epoca imperiale esprime una sua necessaria continuità. Cosicché, la stessa non può suddividersi, almeno nelle intenzioni di un impero medioevale e in un altro moderno (o pre-moderno) o post-moderno prossimo venturo[4].

L’atteggiamento della Curia romana nei confronti dell’Impero appare molto variabile. Si oscilla per le preoccupazioni dell’Impero “assente”, che ha “dissipato” i suoi poteri in Italia da Ottone ii ad Ottone iii, rispetto ad un nuovo stile svevo di un Impero troppo presente, espansivo nella sua richiesta-pretesa di maggiori e più ampi poteri e competenze. L’ubi consistam del potere svevo-imperiale in territorio italiano, ha inizio con le richieste precise e puntuali di Federico I su Roma ed oltre[5]. Si può discutere sul carattere simmetrico o asimmetrico della restauratio Imperii, come atto negoziato o imposto. Il trattato di pace e di alleanza, stipulato a Venezia nel 1176, sembra piuttosto deporre a favore di una “italianità” (o italianizzazione) dell’Impero “bi-nazionale” o “bi-territoriale” nello spazio italo-svevo-germano[6].

Il secolo d’oro e forse l’ultimo del restaurato Impero d’Italia coincide con l’inizio del sec. xii, a partire dall’accordo del 1215 fra Federico ii, Imperatore del sri., ed Innocenzo ii, Pont. Mass. Tutto inizia con il periodo fredericiano. Diversamente da tale periodo[7], il successivo sec. xiii è caratterizzato da forti contrasti Impero-Papato, in vari episodi in cui vengono coinvolti gli Imperatori Enrico vii (25 novembre 1311 – 13 febbraio 1312) e Ludovico il Bavaro (5 aprile 1327). Dopo un periodo di controversie giudiziarie[8], dopo la pace del 1353, bisogna attendere quasi un secolo per la incoronazione in Milano di Sigismondo imperatore con la “corona ferrea” di re d’Italia (codex par. xxiii). Quella del sec. xiii è la prima vera seria crisi del Sacro romano Impero, come organizzazione sovra-nazionale dell’Europa cristiana. Siffatta situazione non trova esito nella doppia soluzione autoritaria, sia imperiale che pontificia. L’Orizzonte del nuovo secolo si apre, così, alla visione di una Europa multi-statuale e, soprattutto, confrontata ad oriente con il nuovo Impero turco-ottomano post-costantinopolitano (anno 1453 d.C.), nonché ad Occidente con l’espansione della Comunità internazionale verso il Nuovo Mondo.

 

3. Il pro servanda quiete in Italia nell’Europa moderna del ‘4-500

Nell’Europa post-medioevale e moderna del ‘4-500, proprio in Italia comincia a maturare il progressivo declino del Sacro Romano Impero, allorché alla fine del ‘400 la Tabula pacis et foederis si trasforma da atto uni-bilaterale (Impero-Pontefice), in una nuova tipologia di atto multi-laterale aperto alla partecipazione di Stati italiani ed europei. Si cancella, così, la superiorità uni-laterale dello Stato-Impero rispetto agli altri, posti in posizione di par condicio, espressione di uno jus contrahendi identico e paritario. É da allora comincia a trasformarsi in una società politica internazionale di Stati-Nazione, eguali perché sovrani ed indipendenti[9]. La percezione di tale mutamento di struttura, diviene palese nei codificatori tedeschi Lünig e Leibniz. Essa si esprime con una “rarefazione” del numero di diplomi riportati rispetto ai secoli precedenti e addirittura in una cessazione della stessa operazione codificatoria, fermatasi pour cause alla data finale dell’anno 1500 nel codice Leibniz. In breve, se nel dopo 1648 (post-Westphalia) si assiste ad un apparente prorogatio, essa esprime la sopravvivenza di una pura sovra-struttura nominalistica e simbolica (cd. caesarea majestas Sacri Romani Imperii).

In tale cruciale fase di transizione, il documento principe risulta essere la Tabula pacis et foederis del maggio 1495 (par. xxv – codice Lünig), concluso fra Alessandro v (Pontefice), Massimiliano I Imperatore, Ferdinando ed Elisabetta di Castiglia, insieme ai duchi di Venezia e di Milano per il mantenimento della pace in Italia. Ad esso segue l’accordo del 13 marzo-13 dicembre 1501 dello stesso Massimiliano I con il Re di Francia Ludovico xiii di alleanza contro i comuni nemici (in specie contra turcos), espressione di un nuovo sentimento ab.intra e ab-extra del sistema-Italia. Infine, seguendo una linea di progressiva inclusione di altri Stati europei, il 15 novembre 1516 è stipulato un accordo con Enrico viii, Re di Inghilterra (rex Angliae) (par. xxxi cod. Lünig). Nel biennio 1526-27 l’Imperatore del S.R.I. si trasforma nel gioco diplomatico italiano da federatore istituzionale, quale mediatore conciliatore di controversie pubbliche tra i componenti della società politica inter-statuale di pertinenza, in una figura inusitata e fino ad allora imprevista di antagonista dell’intera società politica organizzata italiana (cd. Lega santa)[10].

Dura un secolo la pausa dell’Impero in Italia[11], ormai decentrato verso il territorio tedesco nei conflitti fra principi cattolici e riforma luterana, fino alla svolta della “pace di Westphalia”. Da Lünig a Leibniz la percezione dei codificatori è nel senso che il futuro della “nuova Europa” di Westphalia non sarà più jure Imperii ma jure gentium. Cosicché, nella fase di passaggio gli stessi Stati italiani pre-unitari non puntano ormai sulla “romanità” dell’Impero quanto sull’ “italianità” complessiva di un Italia come sistema di vita internazionale.

 

4. L’Italia “disunita” nell’Europa del ‘6-700

Nell’Europa del primo impatto del modello Westphalia, l’unico fattore di coordinamento e di cooperazione per due Paesi frammentati e disuniti (Italia e Germania), appare essere specificatamente lo strumento del Codex diplomaticus (Lünig) o del Codex jus gentium diplomaticus (Leibniz). É questo il vero ed unico antidoto contro il disordine di un sistema divenuto più “sovrano” ma anche più instabile per la molteplicità dei suoi aspetti controversi e con conflitti d’interesse fra i suoi soggetti statuali protagonisti[12]. In tale periodo della seconda metà del ‘600, il concetto stesso di jus gentium esce dalla sua tradizionale sede romanistica del corpus juris riscoperta nella dottrina di inizio ‘600 (U. Grozio). Lo sviluppo di una prassi diplomatica pattizia ed extra-pattizia, convenzionale e non, intrecciata di atti unilaterali ma anche bi e multi-laterali, trova il suo puntuale monitoraggio nell’ordine codificato degli archivi pubblici, delle cancellerie dei Governi ed infine nelle opere monumentali dei “raccoglitori” di opere imponenti. Con singolare linguaggio giuridico-diplomatico, l’Imperatore Leopoldo nell’ultimo trentennio del ‘700, compie atti di accentramento delle residue posizioni dell’Impero nei confronti dei vassalli e dei sudditi (italiani). A parte questioni di riconosciuta o denegata giurisdizione, le dichiarazioni di possesso sui feudi, come le inibizioni alla alienazione o cessione di parti o di insiemi, configurano uno stato di incertezza sia jure privatorum oltre che jure Imperii (par. xlv-xlviii cod. Lünig relativi al periodo dal 13.031687 al 29.04.1697, decennio nel quale si compie una vera e propria verifica della consistenza territoriale e patrimoniale dell’Impero in Italia).

L’Europa del primo ventennio del ‘700 conduce al nuovo ordine europeo della pace di Utrecht (20.08.1713), stabilizzata in un decennio di accordi successivi e complementari[13]. L’Europa di Utrecht è caratterizzata dalla gravitazione sulla frontiera orientale, centrata sul ruolo essenziale dell’Austria-Ungheria (qui ad orientem vergit secondo la premonitrice espressione nel De Europa di E.S. Piccolomini poi Papa Pio ii nel 1452). Risulta questa essere l’eredità lasciata all’Italia dall’Europa della metà ’700. Essa durerà oltre un secolo e mezzo, fino a che il ridimensionato pericolo turco-islamico nel Medio Oriente e nei Balcani, non condurrà ad un parallelo declino all’Impero dell’Oster-Reich.

Tale gravitazione strategica sulla frontiera orientale si costruisce lentamente e con lunga comprovazione politico-diplomatica. La vera e propria svolta nella politica europea è quella dell’anno del 1713, a partire dal quale una serie di accordi multilaterali imputabili al ruolo recuperato di pendere dal nuovo Imperatore Carlo vi, riequilibra l’asse complessivo dell’Impero, assegnando un ridotto spazio all’asse euro-occidentale in favore di quello euro-orientale, mediante una sostituzione dell’Imperatore d’Austria al Re di Spagna, nella zona nevralgica del nord-est Italia (e nord-est Europa). Questa svolta, documentata nei parr. lxi-lxiv del codice Lünig, rispettivamente relativi a: A) transizione del 14.03.1713 tra Carlo iii Rom. Imp. Con i Re di Francia e Spagna sulla evacuazione del Ducato di Catalogna e sullo stabilimento di un armistizio in Italia; B) cd. trattato quadri-laterale (quadruplice foedus) di Londra del 02.08.1718 fra Carlo vi Rom. Ipm. e Ludovico xv, Re di Francia, e Giorgio i, Re di Gran Bretagna, ai fini della pacificazione dell’Europa ed in primis per la pacificazione di tutti i Ducati italiani; C) Trattato del 27.09.1721 dei ministri degli Stati del patto di Londra concernente la conferma delle rinunce spagnole sui Ducati italiani (segue par. lxv concernente diploma con cui Carlo VI riconosce lo Status del Principe del Ducato di Sabaudia[14].

Il predetto corpus 1713-1725 rappresenta l’occasio legis per la stessa elaborazione del codice Lünig, nel cui ambito, il par. lxvi (accordo di Vienna del 20.04.1725 con omnia allegata) segna la carta geo-politica dell’Italia, e dell’Europa, fino alla fine dello stesso secolo xviii come statuto dell’Europa del ‘700. Tali allegati al predetto accordo di Vienna del 12.04.1725 concernono:

-      Allegato A: Accordo di pace del 07.09.1714 fra Carlo vi Imperatore e Ludovico xiv Re di Francia (pax badiensis).

-      Allegato B: accordo del 07.11.1712 di rinuncia da parte di Filippo v di Spagna ai suoi diritti di successione sul Regno di Francia.

-      Allegato C: Strumento di pace del 31.03.1713 fra Anna Regina d’Inghilterra e Ludovico xiv Re di Francia.

-      Allegato D: Strumento di pace del 02.07.1713 fra Anna Regina di Gran Bretagna e Filippo v Re di Spagna.

-      Allegato E: contratto del 20.08.1713 fra Carlo vi, Romano Imperatore, e la Repubblica di Genova.

-      Allegato F: Decreto del 09.09.1720 della commissione imperiale nei codici di Ratisbona, concernente i Ducati di Etruria, Parma e Piacenza.

-      Allegato G: Conclusioni delle commissioni generali e speciali del sri concernenti le concessioni di cui ai decreti precedenti (anno 1720).

Con i due trattati di Vienna si chiude l’era di Carlo vi, romano Imperatore, sul versante dell’accordo commerciale ed anche dell’accordo politico con Filippo v di Spagna. Tale combinazione economico-politica segna anche una evoluzione diplomatica, dalla sua originaria finalità di “investitura nel dominium”, all’altra propria della “mercatura”, ovvero luogo di scambio di beni e di servizi tra soggetti appartenenti a Stati diversi[15]. Siffatta eredità segna anche la transizione da un’Italia a forte marcatura, verso una nuova visione di apertura a relazioni più numerose e diversificate ratione materiae[16].

 

5. Soggetti e grandi eventi del jus commune gentium europeo

Gli archivi imperiali germanici offrivano al codice Lünig la parte generale dell’ordinamento giuridico comune al Sacro Romano Impero (tomi I – II, 1720-1725), da ricomporre con una parte speciale (o supplementare) desunta dagli archivi nazionali e locali dello stesso S.R.I. (Tomi III – IV, 1732-1735). Tale riunificazione in un volume unico non fu mai compiuta, pur restando logicamente possibile, mediante la esposizione dei due elenchi cronologici fatta in modo congiunto. Tale prosecuzione può essere fatta in maniera più ristretta e mirata, con riguardo non solo al triangolo centrale (Francia-Germania-Italia), ma anche agli archivi degli Stati formatisi fuori dell’Impero (Gran Bretagna-Spagna-Portogallo), ad Occidente come ad Oriente d’Europa (Ungheria-Prussia-Russia). Ciò senza parlare delle entità esterne all’Europa, la cui genesi era ed è documentata dagli archivi prima bizantini (Costantinopoli) e poi arabo-islamici (Damasco-Alessandria-Il Cairo).

Per quanto concerne l’Italia, le integrazioni del codice, riguardano gli spazi territoriali o feudali (Ducati-Gran Ducati-Regni italiani), sia gli spazi marittimi interessati per la navigazione e per il commercio. Alcuni Stati italiani insulari sono peraltro a frontiera mobile, così si dice del Regno utriusque Siciliae, Intra-pharum e ultra-pharum, continentale il primo e insulare il secondo (fino al Regno di Napoli dal 1452). Lo stesso si dica per il Regno di Sardegna, tenuto distante dall’insula Corsica, onde evitare penetrazioni commerciali nella navigazione dell’alto Mediterraneo. Lo stesso si dica, infine, con riguardo alle due Repubbliche ducali di Venezia e di Genova, presidio delle frontiere rispettive dell’alto Adriatico e dell’alto Tirreno.

Altre integrazioni riguardano, innanzitutto, i protagonisti della vita diplomatica italiana, ovvero le classi dirigenti formate da Sovrani, ministri e ambasciatori sia laici che ecclesiastici. Sono esse a presiedere la formazione dello spazio “politico” italiano, sia nazionale che locale. E sono ancora esse a dirigere su eventi nella progressiva evoluzione di periodi e di fasi, da considerarsi allo stesso tempo euro-nazionali e locali, dentro e fuori del Sacro Romano Impero[17].

La parte speciale del codice Lünig, non rappresenta solo una specificazione o integrazione in chiave nazionale o locale. Piuttosto definisce la complessità interna del jus del Sacro Romano Impero, ne sottolinea supplementi dinamici ed anche i fattori distorsivi. É quella che può chiamarsi la “diplomazia anti-sistema”, ben evidente fin dall’inizio con il progressivo “disallineamento” prima della Francia (regione francese) e poi dell’Italia, più o meno riuscita nel nord “ducale” e nel sud “regale” del Paese[18].

I sec. xii-xiii dell’alto Medioevo rappresentano la sede per un tentativo geopolitico di “sezionamento” dell’Italia ad un triplice livello Imperiale statal-regionale e locale, sia pure all’interno di un unico sistema unitario del sri Siffatto disegno tridimensionale segue il profilo geofisico dell’Italia continentale, peninsulare ed insulare secondo le visioni proprie delle diplomazie franco-normanno-sveva e poi angioine di quel periodo. Tale limitatezza geofisica della visione[19] si sarebbe ulteriormente suddivisa nella contrapposizione fra una frontiera orientale dall’Adriatico al Mediterraneo, e dai Balcani al Medio Oriente, rispetto ad una frontiera occidentale discendete dall’arco alpino verso il Tirreno per la difesa dei valori comuni nell’area franco-spagnola-portoghese.

Il quadro generale di riferimento è proprio dell’ordinamento dell’epoca del jus gentium europeo, inteso come diritto tra Stati nazionali e regionali, nonché come ordinamento di democrazie locali, comunali e provinciali. In tal senso a un jus gentium di Regni e di Repubbliche si contrapponeva un jus gentium civitatum, espressione tutta italiana intesa a definire le strutture politiche dei Ducati e dei Gran ducati del nord e del centro d’Italia, insieme alle articolazioni dei Regna del sud del Paese. Come si vedrà l’ordinamento del codex Italiae resta così ben definito come un fascio o un ordinamento complesso di relazioni internazionali, ma anche interregionali ed inter-locali nel complesso panorama dell’epoca.

Nel periodo della modernità italiana del ‘4-500, dall’equazione Europa-Italia come sistema geo-politico formato da una pluralità di Stati, deriva un effetto di divisione o frammentazione, estranea agli altri Stati unitari ed accentrati del continente. Tale evento funziona diversamente nelle relazioni ab intra e ab extra del sistema Italia.

Nella seconda metà del ‘400, il tentativo di una politica comune di fronte al “pericolo turco”, dimostra al contrario l’esistenza di un sistema frazionato e non unificato[20]. E’ solo nell’anno 1492, a seguito dell’espulsione dei Turchi, ad opera del Regno riunificato di Spagna, che l’Italia perde il suo ruolo strategico di unica frontiera orientale e meridionale nei confronti del pericolo turco, e comincia lentamente ad incanalarsi verso la nuova frontiera occidentale ed atlantica, valorizzando il ruolo dei ducati occidentali come quello mediolanense e sabaudo, in vista di una successiva integrazione italo-spagnola che avverrà esattamente dalla seconda metà del ‘500.

Esattamente nel secolo xv l’Italia si europeizza ed internazionalizza sempre di più e diventa un laboratorio politico per l’importazione ab extra dei modelli politici degli Stati europei confinanti (Francia-Germania-Spagna). Nell’Europa della prima metà del ‘500 il frazionamento del sistema Italia è documentata dai seguenti fattori particolari:

A.    Fine del metodo diplomatico dei trattati bilaterali Impero-Chiesa.

B.    Inizio del sistema multilaterale della sicurezza collettiva europea, garantita da una molteplicità di Stati, grandi e piccoli, suscettibili di moltiplicarsi in funzione di esigenze locali.

C.     Moltiplicazione degli Stati italiani grazie alla formula del Re-Imperatore o della “doppia corona” (aurea e ferrea) inaugurata nel primo ‘500 sotto Carlo V, Imperatore del S.R.I. e Re di Spagna e d’Italia (vice renados della Lombardia e del Regno di Napoli).

D.    Sviluppo delle zone di frontiera lungo l’arco alpino nord-occidentale ed orientale mediante il coinvolgimento di “autorità” locali (Cantoni svizzeri o pasos helveticos, alta Savoia, Valle Tellina o Valtellina ecc., su cui v. i relativi par. xviii-xxxii – tomo iii del cod. Lünig).

Complessivamente il sistema Italia funge da modello per successivi sviluppi destinati a realizzarsi solo nel secolo successivo per l’intera Europa. É il preludio della cd. Pace di Westphalia o Europa degli Stati-nazione. Senza eccessiva esaltazione il modello euro-internazionale italiano del ‘4-500 resta configurato come un sistema di Stati regionali, o se si vuole di Stati-nicchia, più o meno aperti alle influenze esterne, ma comunque caratterizzati da alcuni elementi precorritori quali la rispettiva indipendenza, l’eguaglianza reciproca ed una qualche forma consolidata di governo del territorio su base regionale, destinata a durare nel tempo, quale fattore costitutivo dell’intero sistema Paese.

 

6. L’Italia diplomatica nell’Europa divisa degli Stati-Nazione (‘6-700)

L’Europa del ‘6-700 parte con la pace di Westphalia del 1648 e si conclude con la pace di Utrecht del 1713 e dei successivi trattati di Vienna fino al 1731. Il continente viene pervaso da un nuovo internazionalismo, sostitutivo della vecchia sovra-nazionalità e ne fa le spese il sistema Italia, dove al vecchio equilibrio spagnolo di metà ‘500 creato da Carlo v, si sostituisce il nuovo equilibrio austriaco creato da Carlo vi, Imperatore del Sacro Romano Impero. L’Italia risentirà lungamente di tali innovazioni, creando i presupposti di un nazionalismo italiano contrappositivo ed antagonistico, i cui effetti si misureranno successivamente almeno fino al periodo della riunificazione nazionale ed oltre compiendosi conclusivamente solo con gli accordi di pace di Versailles successivi al primo conflitto mondiale (1919-1920 cd. caduta degli Imperi centrali austro-germanico e turco-ottomano).

Ciò premesso il modello si Westphalia si era già costituito in Italia ben prima del 1648, come un sub-sistema europeo tendenzialmente egualitario e dotato di una propria indipendenza[21]. Domandare per quali siano state le ragioni per cui il divorzio consumato a Westphalia tra l’Impero ed il Papato (assente alla conferenza), fosse circoscritto ad un evento diplomatico importante ed emblematico, ma esclusivamente limitato alla sfera germanica del S.R.I. Gli effetti di Westphalia non furono registrati in Italia come incidenti in modo diretto e innovatore, e, pertanto limitati ad un nuovo assetto di potere fra Principi elettori tedeschi, rispettivamente in par condicio sui due fronti cattolico e protestante.

L’ultima parte al supplemento del codice Lünig[22], durante la restaurazione viennese (17225-1731) ad opera di Carlo vi, testimonia la ormai completa “multi lateralizzazione” dell’Impero, testimoniata dai seguenti dati:

A.    Fine dello spirito tendenzialmente europeo ed universale dell’Impero, ridotto alla sua frazione centrale austro-tedesca (i cd. Imperi centrali).

B.    Interpretazione del multilateralismo diplomatico in chiave di difesa del ondo occidentale (west legal order, west civilization), nell’ottica comune al mondo europeo ed a quello atlantico del nord e sud America (cd. mundus novus).

C.     Affermazione crescente del principio del nazionalismo (Stato nazionale), affermato dopo il 1776 negli Stati Uniti d’America e dopo il 1789 in Europa e nel continente nord-sud americano.

Il nuovo Impero e quello nazionale di Napoleone i che si auto-proclama nella basilica di Notre-Dame, alla presenza del Pontefice Pio vi. Segue nel 1806 la proclamazione dell’avvenuta sospensione del sri da parte dell’Imperatore Asburgo d’Austria. Seguirà una lunga vicenda di Imperi nazionali autoproclamati lungo il corso del 1800, immagine effimera di un millennio precedente, iniziata notoriamente ad Aquisgrana con la proclamazione di Carlo Magno nella notte di Natale e con la presenza del Pontefice Leone iii.



[1] Testualmente la cronologia documentata dei relativi eventi risulta leggibile in un’opera monumentale chiamata codice Lünig, relativa al periodo sia medioevale che moderno (800 – 1730 d.C.). Il cd. Codex Italiae diplomaticus, Francoforte-Lipsia, 1720-1735, tomi IV (su tale opera vedi la recente riedizione dell’intera serie degli Elenchi in M. Panebianco, Introduzione al codex Italiae diplomaticus – Codice Lünig, Napoli, 2016, Editoriale Scientifica -on line-) trova il suo parallelo in un’opera non giuridica, ma storico-giuridica dell’anno chiave a cura di E.S. Piccolomini, De europa, editio princeps, Roma 1452-1458 (ora biblioteca vaticana 2001 e 2011).

L’internazionalismo medievale, rappresenta l’inizio della relazione Italia-Europa, considerata come Respublica christiana, in un periodo particolarmente prolungato fino alla metà del xiv secolo, segnato dalla scomparsa di Costantinopoli come baluardo cristiano del Mediterraneo (1453). Questa epoca rappresenta la genesi dell’Italia europea ed è suscettibile di documentazione come una vera e propria fase o periodo costitutivo, oltre il quale è cominciata l’era cosiddetta “moderna”. Secondo il codice Lünig, la storia diplomatica italiana comincia nel quadro sovra-nazionale dell’organizzazione chiamata Sacro Romano Impero, alla quale vengono dedicati i primissimi paragrafi del codice. Si riporta il testo in sommaria traduzione italiana dei relativi paragrafi dell’elenchus Lünig:

I. Legge regia sull’Impero dei franchi ovvero costituzione di Adriano i Pont. Mass. Del popolo romano, con la quale è trasferita a Caro Magno, romano Imperatore, ed ai suoi successori il diritto di eleggere il pontefice romano nonché gli arcivescovi e i vescovi unitamente al dominio diretto sulla città di Roma e sul suo territorio. II. Decreto di Leone ix Pont. Mass. Del popolo romano, con il quale furono restituiti a Ottone I romano Imperatore tutti i beni che dai suoi predecessori con pregiudizio del Sacro Romano Impero furono dissipati. Anno, 3 maggio 963. iii. Obbligazione con seguente di agire in futuro per il romano Imperatore, come vero e legittimo Re e Signore d’Italia, al quale solo spetta la potestà di elezione del Pontefice massimo e di investitura degli arcivescovi e dei vescovi. Anno, 963. iv. Costituzione di Ottone iii, romano Imperatore, con cui si dichiara l’assegnazione certa e costante alla Sede romana delle città facenti parte del Patrimonio di Pietro (Patrimonium Petri), confermata dalla famosissima donazione fatta da Costantino Magno Imperatore, da ritenersi finta e supposta. Anno, 998.

[2] La geopolitica dell’Italia del tempo viene descritta nella predetta opera De Europa di E.S. Piccolomini come un’appendice del quadro europeo, a partire dall’Oriente balcanico adriatico, a finire all’arco alpino franco-italiano. Cfr. il seguente indice: “Transitio in Italiam” - “Genua” – “Mediolanum” – “Veneti” – Mantua” – “Ferraria” – “Bononia” – “Florantia” – “Luca” – “S. Cassiani oppidum” – Sena” – “Plumbinum” – “Viterbium” – “Roma: Eugenius IV, Nicolaus V, Calistus III” – “Umbria” – “Marchia” – Nic. Picininus et Fr. Sfortias” – “Asculum” – “Urbinum” – “Ariminum” – “Fauentia” – “Fabrianenses” – “Aquila” – “Regnum Neapolitanum.

[3] La documentazione essenziale relativa al codice Lünig, comprensiva di elencus diplomatum, bibliografia e sitografia, trovasi in M. Panebianco, op cit. L’inquadramento del codice nell’ordinamento del S.R.I. (800-1806) trovasi in una ricca bibliografia sul tema di cui in particolare E. Bussi, Il diritto pubblico del Sacro Romano Impero alla fine del xviii Secolo, Milano, 1970; Le origini ancora più classiche dell’ordinamento del Sacro Romano Impero si trovano illustrate nell’opera massima della teologia medievale rappresentata da Tommaso D’Aquino, De regimini principum, ora in traduzione italiana a cura di A. Meozzi, Torino, 2010.

[4] In epoca ancora precedente rispetto al codice pre-Lunig e pre-Leibniz si riscontra un codice medioevale della fine del XI secolo, scritto nello stile delle cronache universali relative a più epoche e più Paesi. Cfr: Chronicon universale sive annales di Romualdo Guarna (1120 – 1182), con testi diplomatici nella parte seconda (838 – 1180 d.C.), coincidente con gli altri due per l’intero periodo medioevale, a partire da più antiche origini del basso Medioevo e della tarda antichità greco-romana. Cfr. par 3-4 antea del codice Lünig.

[5] La restaurazione degli jura Imperii inizia in Italia nell’anno 1155, sotto l’autorità di Federico I, grazie alla conferma del patrimonium Petri e con il juramentum dei vassalli e dei cives in Roma. Vedi sull’epoca fredericiana nel centro-nord Italia i par. seguenti del codex: si riporta il testo in sommaria traduzione italiana dei relativi paragrafi dell’elenchus Lünig: V. Rescritto di Federico i, romano Imperatore, ad Adriano iv Pont. Mass., con cui attesta i diritti del Sacro Romano Impero nella città di Roma. Anno, 1155. VI. Rescritto di Federico i ad Adriano iv, con cui dimostra essere il patrimonio petrino un beneficio del romano Imperatore, che ne può trarre tributi giustamente e meritatamente. Anno, 1156. VII. Istrumento di fedeltà al Sacro Romano Impero in Italia, reso dai vassalli a Federico i romano Imperatore. Anno 1158. VIII. Giuramento reso dai cittadini romani a Federico i, romano Imperatore. Anno, 1167.

[6] Cfr. codex (par. ix) recante il testo del documento fra Federico i - imperatore sri- con Alessandro iii - Pont. Mass.- e Guglielmo - re utriusque Siciliae (adesso segue il trattato di pace del 1183 di Federico i con comuni lombardi – par. x): Si riporta il testo in sommaria traduzione italiana dei relativi paragrafi dell’elenchus Lünig: IX. Atti del trattato di pace fra Federico i, romano Imperatore, e Alessandro iii, Pont. Mass., e Guglielmo Re di Sicilia, tra loro legati da un trattato di alleanza nelle città d’Italia. Anno, 1176. X. Tavole della pace tra Federico i, romano Imperatore, e gli abitanti della Lombardia. Anno, 8 luglio 1183. XI Dichiarazione di guerra di Ottone iv, romano Imperatore, contro Innocenzo iii – Pont. Mass. – e dallo stesso iniziata. Anno, 1215. XII. Lettera di Arnaldo, legato nella Sede Apostolica, all’abate del convento monasteriale, ovvero alla Chiesa di S. Ambrogio di Milano, della corona ferrea d’Italia, con la quale Enrico vii deve essere incoronato. Anno, 25 novembre 1311. XIII. Pubblicazione e promulgazione di Giovanni xxii – Pont. Mass.- recante scomunica, censura e penalità contro Ludovico il Bavaro – romano Imperatore – a causa delle sue irruzioni in Lombardia. Anno, 5 aprile 1327.

[7] Cfr. par. xi - xvi del codex della serie fredericiana (Imp. Federico ii). Debbono ricordarsi atti fondamentali come la constitutio delibertate ecclesiae (ottobre 1220), il diploma di amnistia in Italia (febbraio 1226). In senso opposto al recente, il sec. XIII mostra il punto più basso dei rapporti impero-papato nell’anno 1328, in occasione dell’astiosa controversia tra l’Imperatore tedesco Ludovico il Bavaro ed il Pontefice romano Giovanni xxii. Si riporta il testo in sommaria traduzione italiana dei relativi paragrafi dell’elenchus Lünig: XIV. Bolla di Giovanni xxii con cui Ludovico il Bavaro è privato di ogni dignità ed onore, ed inoltre lo dichiara eretico e lo cita dinanzi al protettorato di Avignone, per pendere contro la Sede Apostolica circa il suo operato. Anno, 9 novembre 1327. XV. Bolla di Giovanni xxii di esortazione dei cittadini romani alla espulsione dalla città di Ludovico il Bavaro ed insieme deferisca i suoi sostenitori. Anno, 2 aprile 1328. XVI. Bolla di Giovanni xxii con cui respinge l’incoronazione di Ludovico il Bavaro sospetta insieme ai suoi comprovati tentativi, ed innanzitutto la correlata dignità di duce castrense di Lucca, in quanto tutto ciò ritenuto del tutto irrituale. Anno, 2 aprile 1328.

[8] Il decennio 1328-1339 è quello delle reciproche accuse di indegnità e di eresia mosse ripetutamente tra Ludovico il Bavaro e Giovanni xxii. Si riporta il testo in sommaria traduzione italiana dei relativi paragrafi dell’elenchus Lünig: XVII. Processo di Ludovico il bavaro, romano Imperatore, contro Giovanni xxii, pontefice mass. Con il quale è dichiarato eretico. Anno, 18 aprile 1328. XVIII. Decreto comune a Ludovico il Bavaro e all’Ordine del Sacro Romano Impero, con cui Giovanni xxii, Pont. Mass., è giudicato indegno della dignità pontificia, nonché proscritto dai territori del Sacro Romano Impero. Anno, 18 aprile 1328. XIX. Bolla di Giovanni xxii con cui dichiara eretico Ludovico il Bavaro, insieme alle attività da lui compiute e dalle province d’Italia diplomaticamente coinvolte, a mettersi dalla sua parte. Anno, 10 novembre 1328. XX. Sentenza resa da Ludovico il Bavaro contro Giovanni xxii. Anno, 12 dicembre 1328. XXI. Editto con cui Ludovico il Bavaro contesta e respinge, in tutto e in parte, quanto fatto da Giovanni xxii, in pregiudizio della Suprema Potestà della cesarea Maestà del Sacro Romano Impero. Anno, 18 agosto 1338. XXII. Apologia di Ludovico il Bavaro, romano imperatore, con la quale dimostra che le accuse di Giovanni xxii, Pont. Mass., sono non veritiere e che mai gli Imperatori furono sottoposti alla giurisdizione pontificia. Anno, 4 agosto 1338. XXIII. Decreto di Ludovico il Bavaro, romano imperatore, per il quale la dignità imperiale dipendono solo dalla sua volontà, e da cui si evince che, invero, non dipendono dal consenso e dall’approvazione del Pontefice Massimo. Anno, 1339.

[9] v. par del codice Lünig nella fase diplomatica dal maggio 1495 al maggio 1521, quando il sri cessa di ergersi come una struttura verticale e gerarchica in favore di un’altra orizzontale e internazionalmente “democratica” (la cd. Europa pre e post-Westphalia – vedi antea a sez. I, par. 5). Si riporta il testo in sommaria traduzione italiana dei relativi paragrafi dell’elenchus Lünig: XXIV. Tavola di stipulazione di alleanza fra Alessandro vi, Pont. Mass., Massimiliano, romano Re, Ferdinando ed Elisabetta, Re di Castiglia, Augusto Barba, duca(doge) delle Venezie, Ludovico, Matteo e Angelo Sforza, duchi di Milano, ai fini della conservazione della quiete in Italia. Anno, 30 marzo 1495. XXV. Tavola di pace e di alleanza conclusa tra Massimiliano i – romano Imperatore- e Ludovico xii - Re di Gallia-, consapevoli di avere sopito le loro discordie e di aver stabilito condizioni certe per i liberi connubi derivanti dall’investitura milanese e di aver reciproco ausilio contro i turchi. Anno, 13 marzo -13dicembre 1501. XXVI. Tavola di alleanza tra Massimiliano i, romano Imperatore, e Ludovico xii, Re di Gallia, contro i Veneti. Anno, 22 settembre 1504. XXVII. Tavola dell’alleanza conclusa tra Massimiliano i, romano Imperatore, e Ludovico xii, Re di Gallia, contro i Veneti. Anno, 22 settembre 1504. XXVIII. Tavola della pace conclusa tra Massimiliano i, romano Imperatore, Filippo di Spagna e Ludovico xii, Re di Gallia, recante condizioni anche espresse sull’investitura milanese, resa e confermata. Anno, 4 aprile 1505. XXIX. Lega cameracense di Giulio ii, Pont. Mass., e Massimiliano i, romano Imperatore, nonché Ludovico xii di Gallia e Ferdinando d’Aragona, ambedue Re, conclusa contro i Veneti. Anno, ottobre 1508. XXX. Strumento di alleanza concluso dalla lega contro i Veneti. Anno, 1509. XXXI. Convenzione stipulata tra Massimiliano i, romano Imperatore, e Ludovico xii, Re di Gallia, concernente ratifica e proroga della lega contro i Veneti conclusa nel 1508. Anno, 16 agosto-17 novembre 1510.

[10] v. par. xxxii - xxxiv del cod. Lünig indicativi una mutata percezione della politica italiana ed europea in funzione anti-imperiale. Si riporta il testo in sommaria traduzione italiana dei relativi paragrafi dell’elenchus Lünig: XXXII. Tavola di pace e di alleanza tra Massimiliano i, romano Imperatore, Leone x, Pont. Mass., Enrico viii, Re d’Inghilterra, Carlo i e Giovanna di Castiglia, ambedue Re, per la quiete dell’Italia contro qualsiasi nemico e in primo luogo i turchi. Anno, 1516. XXXIII. Ratifica di Enrico viii, Re d’Inghilterra, circa le tavole dell’alleanza. Anno, 15 novembre 1516. XXXIV. Tavola di alleanza conclusa tra Carlo v, romano Imperatore, e Leone x, Pont. Mass., contro i Galli ed altri turbatori della pace d’Italia. Anno, 8 maggio 1521.

[11] Si riporta il testo in sommaria traduzione italiana dei relativi paragrafi dell’elenchus Lünig (par. xxxv-xli): XXXV. Lega conclusa tra Clemente vii, Pont. Mass., Francesco I, Re di Gallia, e le Repubbliche di Venezia e di Firenze nonché Francesco sforza, Barone di Milano, contro Carlo v, romano Imperatore. Anno, 1525. XXXVI. Capitolazione conclusa tra l’esercito imperiale stazionante in Italia e Clemente vii, Pont. Mass. Anno, 1526. XXXVII. Strumento preliminare concernente la solennità dell’incoronazione imperiale in Italia, da eseguire con la usuale corona Ferrea. Anno, 14 febbraio 1530. XXXVIII. Breve di Gregorio xiii, Pont. Mass., a Rodolfo ii, romano Imperatore, con cui esorta alla conclusione amichevole con il Re di Spagna, circa la controversia relativa a Volterra. Anno, 13 agosto 1586. XXXIX. Rescritto di Ferdinando ii, romano Imperatore, al duca Ferdinando di Guastalla, commissario generale imperiale per l’Italia, affinché allo scopo di accentrare i domini in agro di Volterra, bardi e finitimi nelle tavole catastali dell’Italia, provvede a trasmettere a Vienna. Anno, 3 marzo 1627. XL. Tavola della pace di Ratisbona conclusa per la pacificazione dell’Italia, fra Ferdinando ii, romano Imperatore, e Ludovico xiii Re di Gallia. Anno, 13 ottobre 1630. XLI. Convenzione fra Ferdinando ii, romano Imperatore, e Ludovico xiii, Re di Francia, concernente i mandati per l’esecuzione degli accordi di pacificazione dell’Italia di cui antea. Anno, 6 aprile 1631.

[12] v codice Lünig, par. xlii-lii relativi al periodo del post-Westphalia dal 1648 al 1700. XLII. Referto con cui Leopoldo ii, romano Imperatore, dichiara il Conte Vitaliano Borromeo legato imperiale per l’Italia, affinché possa utilmente esercitare il titolo legittimo di commissario generale per l’Italia. Anno, 7 dicembre 1677. XLIII. Rescritto di Leopoldo, romano Imperatore, al Conte Vitaliano Borromeo, con cui fornisce istruzioni circa l’occupazione di feudi imperiali. Anno, 9 agosto 1679. XLIV. Referto con cui Leopoldo, romano Imperatore, nomina Maria Giovanna Battista, Duca di Sabaudia, nella qualità di tutrice del Conte Vitaliano Borromeo, affinché possa iniziare l’auspicata entrata nel possesso del feudo torinese(turrinese). Anno, 9 agosto 1679. XLV. Rescritto con cui Leopoldo, romano Imperatore, rivolge invito a tutti i vassalli d’Italia, perché si astengano da illeciti ampliamenti con pregiudizio dei vassalli del romano Imperatore. Anno, 13 marzo 1687. XLVI. Mandato di Leopoldo, romano Imperatore, con il quale vieta ed inibisce tutti i vassalli del rom. Imp. In Italia, affinché con i loro sudditi non diano alcun supporto alle azioni compiute dai Franchi. Anno, 9 aprile 1680. XLVII. Rescritto di Leopoldo, romano Imperatore, ai vassalli del sri in Italia, con cui inibisce loro, perché nessuno tra loro alcun feudo o sua parte imperiale possa alienare, vendere, distrarre o ipotecare mediante contratti o patti, senza avere previamente ottenuto il consenso dell’Imperatore o dei suoi familiari, e senza che alcun inizio di tali attività venga tentata. Anno, 30 dicembre 1689. XLVIII. Monitoria di Leopoldo, romano Imperatore, ai feudatari d’Italia del sri affinché lo spazio dei beni feudali del sri, soggetti alle regole del diritto clientelare, sia doverosamente riconosciuto e chieda la rinnovazione della investitura. Anno, 2 dicembre 1695. XLIX. Editto di Leopoldo, romano Imperatore, ai vassalli e feudatari del Sacro romano Impero in Italia affinché curino la investitura dei loro feudi e di quant’altro presso la curia imperiale. Anno, 29 aprile 1697. L. Editto in nome di Innocenzo iii, Pontefice massimo, contro il decreto imperiale sopra riportato, quale che sia la sua applicazione in Roma e in qualsiasi altro luogo. Anno, 17 giugno 1697. LI. Monitoria di Leopoldo, romano Imperatore, ai vassalli e feudatari del sacro romano Impero in Italia, affinché non alienino alcun feudo, a pena di caducazione. Anno, 2 febbraio 1698. LII. Monitoria identica ai vassalli, feudatari e sudditi del sacro Romano Impero, affinché non accettino nessun nuovo dominio o vassallo, e non facciano sottomissione ad alcuno se non a Sua Maestà Imperiale. Anno, 22 febbraio 1698.

[13] Romualdo Guarna (1120-1182) autore del noto Chronicom universale sive annales è creatore del prototipo del codice diplomatico, fondamentale per il periodo medioevale post ‘800 d.C. Di recente è stato oggetto di studi particolari nella dottrina anglo-tedesca. A riguardo cfr: D.J.A. Matthew, The chronicle of Romuald of Salerno, in The writing of history in the Middle Ages. Essays presented to Richard William Southern, a cura di R.H.C. DavisJ.M. Wallace Hadrill Hadrill, Oxford, 1981, p. 239-274; D. Zimpel, Die Weltchronik bischof Romualds von Salerno: Uberlegungen zur Verfasserschaft und zum anlab der Abfassung, in Quellen, Kritik, Interpretation, Festshcrift Hubert Mordek, a cura di T.M. Buck, Frankfurt, 1999, p. 183-194. Nella dottrina italiana si segnala la costituzione di un apposite centro studi, in particolare si segnalano: L. Gatto, Sicilia e siciliani nella cronaca di Romualdo Guarna, salernitano, in Clio, xxv (1989), pp. 211-244; V.: D’Alessandro, Romuald von Salerno, in Lexikon des Mittelalters, vii; p. 1019; M. Zabbia, Romualdo Guarna arcivescovo di Salerno e la sua Cronaca, in Salerno nel XII secolo, Istruzioni, società, cultura, Atti del convegno internazionale (Raito di Vietri sul Mare, Auditorium di Villa Guariglia, 16-20 giugno 1999), a cura di P. Delogu e P. Peduto, Provincia di Salerno – Centro Studi salernitani “Raffaele Guariglia”, Salerno, 2004, pp. 380-398; Idem, Un cronista medievale e le sue fonti. La storia del papato nel “Chronicon” di Romualdo Salernitano, in Filologia mediolatina, ix (2002), pp. 229-250; Idem, La cultura storiografica dell’Italia normanna nel Chronicon di Romualdo Guarna, in IV settimana di studi medievali (Roma 28-30 maggio 2009), Istituto storico italiano per il Medioevo, Roma, 2009; M. Oldoni, Romualdo Guarna, in Dizionario Biografica degli Italiani, Vol. lx, Istituto dell’Enciclopedia Italiana Treccani. I parr. lvi-lxi del codex coprono il triennio 1707-1709 e sono relativi alla politica italiana dell’Imperatore Giuseppe del sri in sostanziale prosecuzione della politica del suo predecessore Leopoldo. Si riporta il testo in sommaria traduzione italiana dei relativi paragrafi dell’elenchus Lünig (par. liii-lxiii). LIII. Rescritto di Leopoldo, romano Imperatore, ad alcuni principi d’Italia, concernenti il punto relativo al tradimento del Duca di Mantova. Anno, 20 maggio 1701. LIV. Diploma con cui Leopoldo, Romano Imperatore, e Giuseppe, Re d’Italia, cedono i loro diritti e pretese sulla Monarchia spagnola e sulle competenti province d’Italia a Carlo, arciduca d’Austria, al figlio o al fratello rispettivo, così divenuto Re di Spagna ed insieme al citato Re Carlo iii risulta qui acquisita la ratifica. Anno, 12 settembre 1703. LV. Breve di Clemente xi, Pont. Mass., a Giuseppe, romani Imperatore, con cui si chiede in modo serio e grave, come soldati del patrimonio di Pietro, a tutti i sudditi, perché procedano nel caso di occupazione e di eccessi ad espellere con la forza. Anno, 4 gennaio 1707. LVI. Transazione con cui Ludovico xiv, Re di Francia, promette a Giuseppe, romano Imperatore, che la Lombardia resterà militarmente nello spazio francese e spagnolo prestabilito, e neutrale all’esterno. Anno, 13 marzo 1707. LVII. Manifesto di Giuseppe, romano Imperatore, contro la dichiarazione di Clemente xi, pont. Mass., con la quale l’accordo di tregua tra l’esercito ed il Ducato di Parma e Piacenza viene dichiarato irrituale. Anno, 20 giugno 1708. LVIII. Lettera del Collegio dei Cardinali a Giuseppe, romano Imperatore, con cui sommessamente chiede, affinché senza nessuna violenza o diffidenza voglia occuparsi di un piccolo feudo, secondo l’antica fiducia e la mutua necessità del vincolo fra il Sacro Romano Impero ed il socio della Sede Apostolica. Anno, 12 agosto 1708. LIX. Transazione conclusa tra Giuseppe, romano imperatore, e Clemente XI, Pont. Mass. Anno, 15 gennaio 1709. LX. Editto di Giuseppe, romano Imperatore, ai vassalli del Sacro Romano Impero in Italia, con cui sono esentati dal giuramento di fedeltà al Duca di Sabaudia e si prescrive che in futuro non riconoscano alcun dominio se non quello del romano Imperatore. Anno, 29 luglio 1709. LXI. Transazione di Carlo vi, romano imperatore, nonché Re di Francia e di Spagna, sull’evacuazione del Ducato di Catalogna e lo stabilimento dell’armistizio in Italia. Anno, 13 marzo 1713. LXII. Trattato di Carlo vi, romano Imperatore, e Ludovico xv, Re di Francia, nonché Giorgio I, Re della Gran Bretagna, ai fini della pacificazione dell’Europa e in primo luogo della successione in alcuni Ducati d’Italia, concluso a Londra il 2 agosto 1718, noto comunemente come quadruplice patto. Anno, 2 agosto 1718. LXIII. Adesione al medesimo trattato, noto come Quadruplice patto, da parte di Ludovico xv, Re di Francia, e pubblicazione del testo in lingua francese. Anno, 1718.

[14] Il par. LXVII del codice Lünig è importante per i sette allegati (A-G) del diploma del 20.04.1725concernente l’accordo di Vienna fra Carlo VI e Filippo V con omnia allegata. Si riporta il testo in sommaria traduzione italiana dei relativi paragrafi dell’elenchus Lünig (par. lxiv-lxvii). LXIV. Strumento di credenziali esibito dai ministri britannico e francese, ai ministri imperiale e spagnolo, con cui si rileva mancanza di difetti formali da parte della Sacra Maestà imperiale e di approvazione da parte degli ordini del Re di Spagna, circa le rinunce presenti nel predetto trattato e le relative promesse come non pregiudizievoli ad ambedue le parti. Anno, 27 settembre 1721. LXV. Protesta della Sede Apostolica e di Papa Innocenzo XIII, Re dei Re, contro il predetto trattato di concessione eventuale di investitura ai Ducati di Parma e Piacenza. Anno, marzo 1723. LXVI. Diploma di Carlo vi, romano Imperatore, con cui Eugenio, Principe di Sabaudia e Piemonte, è creato e costituito in proprio in tutti i Regni, statuti e titoli suoi d’Italia, unitamente alla dignità di vicario riconosciuta da Carlo v, romano Imperatore, e da Filippo ii, Re di Spagna, unitamente alle relative giurisdizioni e facoltà. Inoltre, dal predetto vicario generale sono dovute annualmente somme per un ammontare di 140.000 fiorini, in valuta germanica. Anno, 14 aprile 1725. LXVII. Strumento di pace fra Carlo vi, romano Imperatore, imperiale e cattolica Maestà, e Filippo v, Re di Spagna e cattolica Maestà, reso a Vienna con allegati. Anno, 30 aprile 1725. Allegati n. 7 (a-g). A. Art. xxx e xxxi dello strumento di pace badense, tra Carlo vi, romano Imperatore, e Ludovico xiv, Re di Francia. Anno 7 settembre 1714. B. Strumento di rinuncia con cui Filippo v, Re di Spagna, decade dalla successione al regno di Francia. Anno 7 novembre 1712. C. Art. iv dello strumento di pace (31 marzo – 2 aprile 1713) – Utrecht – fra Ana, regina di Gran Bretagna, e Ludovico xiv, Re di Francia. D. Art. ii dello strumento di pace, concluso a Utrecht il 2-13 luglio 1713, fra Anna, regina di Gran Bretagna, e Filippo v, Re di Spagna. E. Contratto con cui Carlo vi, romano Imperatore, fa vendita alla Repubblica di Genova, del marchesato con relativi diritti e pertinenze. Anno 20 agosto 1713. F. Decreto della commissione imperiale, riunita nella sessione di Ratisbona, concernente l’art. v del “Quadruplice patto”, relativo alla successione nel Gran Ducato di Etruria e nel Ducato di Parma e Piacenza. Anno 9 settembre 1720. G. Conclusioni dei collegi, del Sacro Romano Impero, tanto speciali che generali, concernenti l’esecuzione del decreto innanzi riportato. Anno 1725.

[15] v. Par. lxviii-lxx del codice Lünig di conclusione del diritto diplomatico del S.R.I., come jus gentium commune dell’Europa dopo il 1725. Si riporta il testo in sommaria traduzione italiana dei relativi paragrafi dell’elenchus Lünig (par. lxviii-lxx). LXVIII. Trattato di commercio fra Carlo vi, romano imperatore, e imperiale cattolica Maestà, e Filippo v, Re di Spagna, reso a Vienna. Anno, 1 maggio 1725. LXIX. Decreto della commissione del Sacro Romano Impero nella sessione di Ratisbona in cui gli Stati del sri interessati allo strumento di pace sopra descritto si provvede al fine di renderne migliore e più ferma l’esecuzione. Anno, 13 giugno 1725. LXX. Conclusione del collegio del Sacro romano Impero concernente lo strumento di pace concluso in data 7 gennaio e da ritenere ratificato. Anno, 20 luglio 1725.

[16] Cfr. M. Panebianco, Jus gentium commerciale moderno, Roma, 2015. Si nota come i seguenti par. del codice Lünig sono ancora dedicati al cerimoniale delle formule di fedeltà dei vassalli, nonché all’elencazione (enumeratio) dei feudi in Sabaudia e Lombardia. Si riporta il testo in sommaria traduzione italiana dei relativi paragrafi dell’elenchus Lünig (par. LXXI-LXXVII): LXXI. Formula di mandato ai plenipotenziari commissari generali del sacro romano impero in Italia. LXXII. Formula di giuramento dei vassalli del sacro romano Impero in Italia per l’investitura dei vassalli. LXXIII. Rescritto di Carlo vi, romano Imperatore, concernente calendario e tempi idonei per i processi concernenti i riscontri italici. LXXIV. Lista delle residenze imperiali presso vassalli e feudatari italiani, risultante dall’opera di Martino Teller itinerario letterario dei monumenti in Italia. LXXV. Osservazioni brevi di Paolo Vercellario, consigliere del Sacro Romano Impero, concernenti le residenze imperiali presso vassalli e feudatari italiani, illustrata e dotata di osservazioni su carenze ed asportazioni. LXXVI. Enucleazione specifica dei ministri del Sacro romano Impero concernente i vassalli della Sabaudia ed i nomi degli eletti imperiali, con relativa storia e cronologia. LXXVII. Enucleazione dei feudi della Lombardia e di quelli contestati con il Ducato della Sabaudia nel Sacro Romano Impero.

[17] Sull’integrazione “esterna” della vita italiana v. infra sez. iii, codice Leibniz (1693-1700-1749).

[18] Sui primi quattro secoli dell’Europa medievale v. i documenti riportati nei par. i-vii della parte speciale del codex. I. Giuramento di fedeltà, reso da Lotario Romano, figlio di Ludovico Il Pio imperatore, con cui promette di svolgere la missione a cui conferita nei confini della città di Roma, e di non procedere ad investiture concelebrate dal pontefice massimo, se non precedute dal previo giuramento di fedeltà all’Imperatore. Anno 824. II. Pace pubblica sancita da Federico i, romano Imperatore, costante per le varie parti d’Italia. Anno 7 luglio 1177. III. Sacramento con il quale il Conte di Chioggia assicura a Federico I, romano Imperatore, la pace con Alessandro II, Pont. Mass., e con i suoi alleati. Anno, luglio 1177. IV. Diploma per la sicurezza di Federico I, romano Imperatore, rivolto agli ordini d’Italia, per il quale durante la tregua si fa divieto di giudicare della loro lealtà e fedeltà o si chieda per loro una nuova investitura. Anno, agosto 1177. V. Sacramento per il mantenimento della pace fra l’Imperatore Federico I e Alessandro II, Pont. Mass., senza interposizione di principi imperiali. Anno, agosto 1177. VI. Atto di conferma della pace stabilita fra Federico i, romano Imperatore, e Alessandro ii, Pont. Mass. Anno, 15 ottobre 1177. VII. Pace pubblica di Federico i, romano Imperatore, con i Principi d’Italia, confermata a Roncaglia. Anno, 1185.

[19] v. i par. viii-xiii del codice Lünig, relativi ai due secoli finali dell’alto Medioevo, con le mobilitazioni fredericiane dei primi decenni del sec. xii e le contestazioni papali di Giovanni xxii contro le pretese imperiali di Ludovico il Bavaro. VIII. Costituzione di Federico ii, romano Imperatore, a tutti i successori, consoli e conti d’Italia per la salvaguardia delle libertà della Chiesa. Anno, 3 ottobre 1220. IX. Diploma di Federico ii, romano Imperatore, recante amnistia a tutti i suoi sudditi che si trovano in Italia. Anno, 1 febbraio 1226. X. Breve di Giovanni xxii, Pont. Mass., con cui gli italici sono esortati alla salvaguardia della pace pubblica. Anno, 4 febbraio 1310. XI. Bolla di Giovanni xxii, Pont. Mass., contro Ludovico il Bavaro, romano Imperatore, e gli atti da lui compiuti in Italia. Anno, 10 aprile 1324. XII. Bolla di Giovanni xxii, Pont. Mass., contro Ludovico Il Bavaro, romano Imperatore, e contro Matteo, vice-conte di Milano, e vicario generale imperiale per la Lombardia e contro gli atti da loro compiuti in Italia. Anno, aprile 1324. XIII. Capitolari di pace di Gregorio, Pont. Mass., per e per la regina Giovanna nonché Amedeo VII, Conte di Savoia, Scanidori, Marchese di Monferrato, Nicolao ed Alberto marchesi estensi, e d’altra parte Galeazzo vicario imperiale di Milano e suo figlio, nipote ed altri suoi alleati. Anno, 13 luglio 1367.

[20] La invocata pace in Italia deriva da un’evidente preoccupazione di una aggressione o invasione dall’Adriatico o dal Tirreno, su cui v. i par. xiv-xxiv del codice Lünig, relativa ad un cinquantennio di trattati sia italiani che europei, dettati dalla necessità di un fronte unico anti-turco prodotto dalla pax publica (v. accordi 10/07/1467, 01/05/1468, 08/07/1470, 01/10/1470, 07/08/1484). XIV. Bolla di Paolo ii, Pont. Mass., di indizione della pace perpetua in Italia fra i Principi italiana contro i turchi. Anno, 4 febbraio 1467. XV. Trattati di pace pubblica fra i Principi italiani, di recezione e di esecuzione dell’atto in precedenza indicato, concluso in Roma nell’anno 1467, concluso il 4 maggio 1468, con varie approvazioni ed annotazioni ed allegati di diplomi di alleanza. XVI. Strumento pubblico fatto in Roma, alla presenza di Paolo II, Pont. Mass., in occasione della comunicazione della pace pubblica fra i Principi e le comunità d’Italia, resa alla Maestà del Sacro Romano Impero, nel mese di maggio 1468, ivi inclusi i Duchi di Sabaudia e di Mantova, la Comunità senese e la Comunità ed il popolo di Lucca (giorno 26 maggio 1468), insieme all’accesso a vari diplomi di alleanza. XVII. Rinnovo dell’alleanza fra Ferdinando, Re di Sicilia, e Galeazzo Maria Sforza, Duca di Milano, e la comunità (comune) di Firenze, per la difesa dei confini contro qualsiasi aggressore, con la prevista durata di anni 25. Anno, 8 luglio 1470. XVIII. Atto di partecipazione del comune di Firenze all’alleanza con altri federati e federanti. Anno, 1 marzo 1470. XIX. Trattato di pace ed alleanza generale, concluso fra i Principi italiani con la mediazione di Paolo II, Pont. Mass. Anno, 22 dicembre 1470. XX. Atto di adesione di Ercole, Duca di Ferrara e di Mantova, all’accordo di alleanza tra il Doge di Venezia, il Duca di Milano e il comune di Firenze. Anno, 12 febbraio 1475. XXI. Patto di obbligazione, tributi ed assistenza fra i Principi di Europa e di Italia contro i turchi. Anno, 1481. XXII. Trattato di pace e difesa santissima, concluso tra i Principi per un’alleanza futura, fra Sisto IV, Pont. Mass., e Ferdinando, Re di Sicilia, e Giovanni Galeazzo Maria Sforza, Duca di Milano, e la Repubblica di Firenze, ed Ercole, Duca di Ferrara ed infine la Repubblica di Venezia. Anno, 17 agosto 1484.

[21] La formazione del sistema Italia, dopo un triennio di procedure diplomatiche (1526-1528), avviene formalmente con il trattato di pace italica del 23.12.1529. Il periodo successivo è relativo a provvedimenti esecutivi ed integrativi, lungo la seconda metà del ‘500. A conferma l’effetto Westphalia è praticamente scontato in Italia, dove per la prima metà del ‘600 prevalgono assolutamente questioni di “aggiustamento” locale. Si riporta il testo in sommaria traduzione italiana dei relativi paragrafi dell’elenchus Lünig: XXIII. Mandato di Enrico viii, re di Inghilterra, agli ambasciatori presso i comuni svizzeri, per conservar la pace in Italia, e stipulare un’alleanza denominata “Patto ferrarense”. Anno, 4 novembre 1516. XXIV. Articoli ferrarensi tra Massimiliano, romano Imperatore, ed Enrico viii, Re d’Inghilterra, e Carlo Re degli elvetici. Anno, 7 novembre 1516. XXV. Atto di approvazione degli articoli del patto ferrarense, da parte di Carlo I, Re di Spagna. Anno, 7 maggio 1517. XXVI. Bolla di Clemente vii, con cui Enrico viii, Re d’Inghilterra, è incluso nell’alleanza. Anno, 18 settembre 1526. XXVII. Libro apologetico in onore di Carlo, noto come Carlo V, romano Imperatore, invitto pio felice sempre augusto padre della Patria, con la finalità di sintesi dei suoi precedenti rescritti, edito dagli spagnoli nel 1527 e presso Goffredo Dumano nel 1587, in cui ad un prologo seguono varie spiegazioni condivise anche dal Vaticano: A. Lettera o breve di Clemente vii, Pontefice massimo, riferiti ad imputazioni o falsità a Carlo, cesarea Maestà. B. Strumento di risposta a Carlo, cesarea Maestà, per la sua incriminazione ed appello per la indizione di un concilio generale. C. Seconda lettera del pontefice Clemente vii, concernente contestazioni alle non veritiere affermazioni di Carlo, cesarea Maestà. D. Risposta di Carlo alle affermazioni del Pontefice. E. Epistola di Carlo, cesarea Maestà, rivolta al Senato ovvero al collegio dei Cardinali, con cui chiede agli stessi la indizione di un concilio generale, difronte al diniego o al silenzio papale. F. Strumento di presentazione della lettera di Carlo, cesarea Maestà, rivolta al Pontefice ed al collegio dei Cardinali, nell’anno 1021 dalla fondazione della città di Roma. XXVIII. Trattato di pace ed alleanza sulla conservazione della pace in Italia, fra Clemente vii; Pont. Mass., e Carlo v, romano Imperatore, Ferdinando i, Re d’Ungheria e del dominio veneto, e Francesco Maria Sforza, Duca di Milano. Anno, 23 dicembre 1529. XXIX. Bolla di Papa Clemente vii, con cui giudica legittima l’incoronazione di Carlo v, romano Imperatore, con due corone, con la corona ferrea e con la corona aurea, con pari valore, l’una da valere in Modena e Milano, l’latra concessa a Carlo in Roma nella basilica di S. Pietro, affinché il Regno di Napoli possa essere esercitato insieme all’Impero romano. Anno, marzo 1530. XXX. Capitoli di armistizio fra Carlo v, romano Imperatore, e Francesco I, Re di Francia, per la cessazione della guerra in Italia. Anno, 5 novembre 1537. XXXI. Diploma di Carlo ii, Duca di Sabaudia, con adesione del trattato di Nizza, fra Carlo v, romano Imperatore, e Francesco i, Re di Francia. Anno, 21 novembre 1538. XXXII. Lettera di Massimiliano ii, romano Imperatore, rivolta al collegio dei Cardinali, affinché nessuno osi utilizzare i titoli di “serenissimi” ed “altissimi”, riferiti ai Ducati di Ferrara e di Mantova, che loro non spettano per il futuro. Anno, 25 maggio 1575. XXXIII. Risposta del Cardinale Maroni, decano del Sacro collegio dei Cardinali, riferita alla predetta lettera di Massimiliano ii, romano Imperatore. Anno, 27 luglio 1575. XXXIV. Articoli del marchese d’Ivrea, alla lega dei comuni franco-elvetici, insieme alla Repubblica veneta ed al duca di Sabaudia, concernente il marchese del Regno munito di copie di lettere papali in Valtellina. Anno, 16 dicembre 1624. XXXV. Articoli del marchese d’Ivrea del regno dei comuni franco-svizzeri, dei rappresentanti della repubblica di Venezia, e del Duca di Sabaudia, concernente l’unica copia delle decretali papali sulla Valtellina, con relativi ducati militari. Anno, 17 gennaio 1625. XXXVI. Estratto di articoli del trattato di alleanza tra Urbano viii, Pont. Mass., e Ludovico xiii, Re di Francia, Carlo Emanuele I, Duca di Sabaudia, la Repubblica di Venezia e Duca di Mantova. Anno, 20 marzo 1629. XXXVII. Dichiarazione di Leopoldo i, romano Imperatore, conclusa con il Pont. Mass., concernente la pace del 30 ottobre 1697 con i Re, i Principi e le Repubbliche d’Italia, da intendersi estesa anche al Re di Spagna. Anno, 14 dicembre 1697. XXXVIII. Assicurazioni dei Ministri imperiali concernenti sulla evacuazione della Catalogna, nonché l’armistizio in Italia durante il transito nelle province italiche ad opera delle milizie imperiali, nonché l’esenzione da qualsiasi tributo. Anno, 14 marzo 1697.

[22] I parr. xxxix-xl sono del codice Lünig, indicativi di un progressivo disallineamento strategico del sri, sostituito sul fronte occidentale da Paesi proiettati verso l’Atlantico (Spagna – Inghilterra) e viceversa sul fronte orientale, ormai coperta dal nuovo ruolo strategico dell’Austria-Ungheria, come avamposto di sicurezza nei Balcani e nel mare Adriatico. Si riporta il testo in sommaria traduzione italiana dei relativi paragrafi dell’elenchus Lünig: XXXIX. Indulgenza di Papa Clemente xi ai fedeli cristiani n occasione della guerra in Italia contro i turchi ed altri infedeli. Anno, 8 ottobre 1715. XL. Lettera di Benedetto xiii, Pont. Mass., relativa al rispetto dei benefici esistenti in Italia e nelle isole adiacenti, in favore della Sede Apostolica. Anno, giugno 1725. XLI. Approvazione della pace tra Carlo vi, Romano Imperatore, e Filippo v, Re di Spagna, nonché con gli ordini del sri in data, Vienna 7 giugno 1725, resa il 29 agosto 1725. XLII. Approvazione dello strumento di pace concluso da Filippo v, Re di Spagna, con il precedente diploma concluso nel luglio 1725. XLIV. Conclusioni del collegio elettorale del sri, con cui si ratifica lo strumento di pace di Vienna del giugno 1725. Anno, 21 luglio 1725 (Ratisbona-Monaco). XLVI. Conclusioni del collegio dei Principi del sri, avente lo stesso oggetto, dato a Ratisbona-Salisburgo. Anno, 22 luglio 1725. XLV. Conclusioni di ambedue i collegi elettorale ed imperiale del sri, aventi lo stesso oggetto resi a Ratisbona-Monaco. Anno 21 luglio 1725. XLVI. Conclusioni del collegio delle città del sri aventi lo stesso oggetto. Anno. 21 luglio 1725. XLVII. Decreto della commissione imperiale delle sessioni di Ratisbona, concernenti il Gran Ducato di Etruria ed i Ducati di Parma e Piacenza, secondo gli accordi resi a Vienna il 22 marzo ed a Ratisbona il 27 marzo 1730 di cui si allegano i diplomi (documenti da i a xi). XLVIII. Tavole di pace fra Carlo vi, romano Imperatore e cesarea Maestà, Filippo v, S. cattolica Maestà, e Giorgio ii, Re d’Inghilterra, reso a Vienna. Anno, 22 luglio 1731.

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