DALLA COMUNITA’ ECONOMICA EUROPEA ALLA COMUNITÀ DI DIRITTO: PRINCIPI EUROPEI E COSTITUZIONALIZZAZIONE DEL GIUSTO PROCEDIMENTO

Luca Pedullà

 

               Professore Associato di Diritto costituzionale - Università “Kore” di Enna                                                      

 ABSTRACT: Il passaggio dalla Comunità economica europea alla Comunità di diritto rappresenta il concreto affermarsi della centralità dei diritti della persona sul piano europeo, tenuto conto di quel formale riconoscimento delle garanzie a questa riservata. Il dualismo giusto procedimento-giusto processo costituisce, infatti, un unicum nel processo di affermazione dei principi costituzionali europei, volti ora a recepire quanto già emerso nelle costituzioni scritte, ora a costituzionalizzare quelle tradizioni comuni ai paesi membri.

PAROLE CHIAVE: Giusto procedimento giusto processo; diritto di difesa; principio di uguaglianza; comunità di diritto; diritti della persona; art. 6 cedu; art. 8 cedu.

 

 

Di indubbia rilevanza appare chiedersi come nel modello democratico europeo si collochino le garanzie dell’individuo e se queste possano ricondursi o meno ad un giusto procedimento europeo. Occorre, dunque, valutare le fonti dell’Unione e il lavorio della giurisprudenza – nazionale, europea e internazionale – nonché il suo diverso atteggiarsi all’interno dei vari sistemi, emergendo bene il contributo offerto dalle Corti nell’estendere al privato sempre maggiori forme di tutele, con riferimento soprattutto ai diritti e alle libertà: ciò quale frutto fecondo del progressivo affermarsi dello Stato di diritto di impronta democratica[1].   

Originariamente, i riferimenti al principio del giusto procedimento a livello europeo muovevano da un’estensione del diritto di difesa nella fase procedimentale, in cui la valenza della garanzia riconosciuta al singolo assumeva carattere anticipatorio rispetto alla successiva fase processuale, con l’obiettivo di valorizzare il momento partecipativo del cittadino nel procedimento, nonché di rafforzare l’importanza del contraddittorio che già aveva un suo specifico regime di tutela in sede processuale[2]. Il processo rappresentava, com’è noto, l’atto tipico di espressione della funzione giurisdizionale e il procedimento l’atto con cui l’amministrazione esercitava il proprio potere esecutivo in maniera autonoma, indipendente ed imparziale.

Nella fase antecedente la costituzionalizzazione del diritto amministrativo, procedimento e processo costituivano due momenti distinti, rispondenti sul piano delle garanzie a funzioni separate[3]. In questa prospettiva, si finiva per propendere verso una visione negatoria dell’esistenza di un principio costituzionale del giusto procedimento, nel panorama europeo[4].La costituzionalizzazione del diritto amministrativo e dei suoi principi muterà notevolmente la dialettica procedimento-processo, seguendo un iter evolutivo delle garanzie che interesserà non solo l’ordinamento europeo ma anche quello internazionale.

Appare condivisibile, infatti, la ricostruzione tracciata da autorevole dottrina[5], secondo cui è possibile distinguere tre diverse fasi o momenti di tale processo: il primo, in cui l’amministrazione rappresenta la piena espressione del potere esecutivo; quella in cui l’amministrazione è sottoposta alla disciplina dettata dalla legge - più nello specifico alla disciplina contenuta nelle neo Costituzioni scritte e formali - e, infine, la terza fase in cui è possibile ricondurre l’amministrazione entro quei principi fondamentali di rango sovraordinato a livello europeo e internazionale, grazie all’entrata in vigore dei Trattati e di tutti quegli atti promananti dagli organi dell’Unione Europea.

Con l’avvento delle Costituzioni materiali gli ordinamenti si dotano di un sistema di norme costituzionali atte a disciplinare i rapporti tra gli Organi dello Stato, dove la relazione tra la p.a. e i vari organi dello Stato si lega attraverso una fitta rete di norme volte a coordinarne i rapporti: come avvenuto in Italia con gli artt. 95, 97, 98, 113, 118 Cost. Rilevando particolarmente in questa sede il collegamento tra i detti artt. 97 e 98 Cost. con l’art. 2 Cost. in cui la necessità di separare il ruolo del Governo da quello delle pp.aa. è fortemente orientata al rispetto dei diritti inviolabili dell’uomo sia “come singolo che nelle formazioni sociali ove svolge la sua personalità”, nonché alla tutela dell’uguaglianza formale e sostanziale (art. 3 Cost.) come garanzia di una più amplia forma di “equità”.

Il rispetto dei diritti inviolabili dell’uomo e del principio di uguaglianza costituiranno durante le successive fasi di inclusione dei principi euro-comunitari all’interno degli ordinamenti nazionali strumento di stimolo nella rilettura del rapporto di dialogo e collaborazione tra p.a.  e cittadino, valorizzandone fortemente le garanzie partecipative e dando l’input per il riconoscimento del principio del giusto procedimento come principio costituzionale nell’ordinamento europeo.

Chiaro l’affacciarsi di una nuova concezione delle Carte costituzionali, evidentemente non solo di quella italiana ma, più in generale, dei Paesi europei[6], rinviandosi in particolare a quelle più recenti, ossia alla greca del 1975[7], a quella portoghese del 1976[8] e infine quella spagnola del 1985[9] in cui è possibile cogliere la valorizzazione delle garanzie di partecipazione e più in generale un complesso quadro normativo sui diritti e sulle garanzie degli amministrati. Interessante sul piano del diritto internazionale è la Costituzione Sudafricana del 1996[10], dove espressamente il principio del giusto procedimento viene costituzionalizzato, recependo per via indiretta le sollecitazioni emerse sul piano europeo[11].

Ricostruzione del processo di costituzionalizzazione europeo che pone a fondamento dell’Unione, come sottolineato nel Trattato di Maastricht,[12] i “...principi di libertà, democrazia, rispetto dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali, e dello stato di diritto, principi che sono comuni agli Stati membri”, aggiungendo al par. 2 che la stessa:“…rispetta i diritti fondamentali quali sono garantiti dalla Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali, firmata a Roma il 4 novembre 1950, e quali risultano dalle tradizioni costituzionali comuni degli Stati membri, in quanto principi generali del diritto comunitario”.

Siffatta disposizione segna un importante passaggio dalla Comunità economica Europea ad una Comunità di diritto ove il regime identitario della Comunità Europea, in origine strettamente economico, diviene quello di una Comunità fondata sul rispetto dei diritti fondamentali e improntata su un modello costituzionale democratico. Tale modello, basato sul rispetto dei diritti dell’uomo e della libertà fondamentali, costituisce il vero fondamento dell’Unione stessa, rappresentando “…una nuova tappa nel processo di creazione di un’unione sempre più stretta tra i popoli dell’Europa, in cui le decisioni siano prese nel modo più trasparente possibile e il più vicino possibile ai cittadini[13].

Al richiamato Stato di diritto si associano il rispetto del principio di uguaglianza, nonché del principio di certezza del diritto, entrambi intesi come appartenenti all’ordinamento europeo, capaci di assumere rilievo anche grazie all’importanza evidenziata della giurisprudenza della Corte di Giustizia[14].

In più occasioni la stessa Corte ha ritenuto che “la Comunità economica europea è una Comunità di diritto nel senso che né gli Stati che ne fanno parte, né le sue istituzioni sono sottratti al controllo della conformità dei loro atti alla carta costituzionale di base costituita dal trattato”[15]. Con questo primo riconoscimento, la tutela procedimentale e giudiziale apprestata dalla normativa costituzionale nazionale viene arricchita da quel sistema di valori afferenti l’acquis dell’Unione, in cui la successiva Carta dei diritti fondamentali ne completerà il quadro, ritenendo che “...il compito dei redattori della Carta non era quello di coniare diritti nuovi. Il compito loro attribuito era, unicamente, quello di operare una ricognizione generale dei diritti già esistenti nel contesto dell’Unione, avendo riguardo, in particolare, alle tradizioni costituzionali comuni degli Stati membri ed ai diritti sanciti dalla Convenzione europea dei diritti dell’uomo (cedu), con l’obiettivo di dare a questi diritti una maggiore visibilità”,[16] al fine di delineare una tutela unitaria dinnanzi alle pretese fatte valere dal singolo[17], nonché di fare una ricognizione del sistema dei diritti esistenti.

Nella cedu i riferimenti alle garanzie poste in essere dal giusto procedimento in tema di equo processo, di cui all’art. 6[18] cedu, nonché la disciplina sul diritto al rispetto della vita privata e familiare contenuta all’art. 8[19] cedu, sembrerebbero costituire elemento rafforzativo dei principi di pienezza della difesa, di parità delle parti nel corso del procedimento in quanto derivanti da un paritario rapporto con gli organi amministrativi.

La centralità dell’individuo riconosciuta nella cedu deriverebbe quindi non solo dalle garanzie di cui all’art. 6 cedu ma dal combinato disposto con la disciplina dettata all’art. 8 cedu in cui le tutele apprestate dal giusto procedimento divengono strumento efficace per il rispetto alla vita privata e familiare dell’individuo. La cedu, dunque, pur non contenendo specifiche disposizioni di carattere procedimentale, impone agli Stati di garantire la partecipazione ai procedimenti amministrativi e di consentire agli interessati l’accesso ai documenti rilevanti[20], contribuendo in modo sostanziale al processo di costituzionalizzazione del giusto procedimento in forza di quel generale fenomeno di mobilità di principi e diritti che in un processo circolare escono dai confini nazionali per poi rientrarvi mediante un organo giurisdizionale sopranazionale[21].

Ecco perché la cedu è da considerare una fonte “nazionalizzata”[22] dalla legge di esecuzione, trovando ingresso nel nostro ordinamento (anche) mediante l’art. 1, co. 1, della L. n. 241/1990 quale norma di recepimento speciale e preferenziale nel diritto amministrativo, ciò costituendo per le pp.aa. una fonte diretta non bisognosa di ulteriori recepimenti, da ciò ulteriormente discendendo l’obbligo per esse di rispettare (anche) l’ordinamento dell’Unione. Non rilevando la possibile obiezione costituita dal fatto che il giusto procedimento non rientri tra le materie di stretta rilevanza dell’Unione (c.d. spill over effect)[23].

D’altronde il già richiamato art. 6, co. 3 del t.u.e. riconoscendo ai principi dell’u.e. il valore di principi fondamentali in quanto derivanti dalle tradizioni costituzionali comuni rinvia a quel rapporto che abbiamo definito di circolarità[24]. Se ciò è vero i detti principi dell’u.e. sono allora in grado di conformare l’azione della nostra p.a., anche al di là degli espressi richiami, configurandosi quali parametri di legittimità, venendosi così a creare una sorta di “norma di chiusura”[25] del sistema.

Il diritto interno si apre sempre più, e converge, verso le fonti sovranazionali e, a sua volta e per quanto possibile, tende a costituzionalizzarle, cosicché mentre il principio del giusto procedimento, per un verso, in parte ricalca l’impostazione dell’Unione circa la corretta disciplina dell’azione amministrativa di ogni p.a.[26], per altro verso, il diritto interno costituzionalizza il vincolo unionale[27], rendendo quanto mai evidente l’ormai irreversibile processo di integrazione europea che porta sempre più lo Stato membro ad una cessione di sovranità a favore dell’Europa, trasformando così il proprio ordinamento in ordinamento parziale di un ordinamento unitario[28].

Senza dimenticare che grazie (anche) all’influenza della cedu, può ormai ritenersi che la nostra Corte costituzionale abbia definitivamente superato la propria originaria visione restrittiva inerente i vari elementi che compongono il giusto procedimento, contribuendo a conferirle rango costituzionale[29]. Così come grazie all’impulso della cgue è stata costituzionalizzata la già richiamata regola indefettibile dell’audi et alteram partem, quale “diritto di ogni persona di essere ascoltata prima che nei suoi confronti venga adottato un provvedimento individuale che le rechi pregiudizio”, e ciò anche qualora manchino negli Stati-membri espresse previsioni in tal senso[30].

Il “diritto ad una buona amministrazione” come titolato all’art. 41 della cdfue[31], dal 2009 formalmente codificato come diritto primario, assegna al principio del giusto procedimento il meritato ruolo di strumento idoneo per l’accrescimento delle forme di partecipazione democratica, troppo spesso in precedenza ancorate alla sola dimensione nazionale[32] in stretta linea di continuità con la portata identitaria dello status di cittadino europeo. Il giusto procedimento finirà, così, per cedere le vesti di mero principio funzionale organizzativo per assurgere a diritto spettante ad ogni “persona” volto ad assicurare: accesso, partecipazione e buona amministrazione.

Su tale composito cammino, la mancata adozione di una Costituzione per l’Europa[33], che reiterava siffatto diritto, non ha comunque alterato il percorso verso il riconoscimento (non solo costituzionale ma) europeo del giusto procedimento, quanto piuttosto confermato come i principi che fino a quel momento erano stati elaborati dalla giurisprudenza dell’Unione, volessero assurgere a jus receptum nell’ordinamento dell’Unione.

 



[1] Della Cananea, L’amministrazione europea, in Trattato di diritto amministrativo, a cura di Cassese, Diritto amministrativo generale, II, Milano, 2003, p.1797 ss.. Si veda, pure, più in generale, il lavoro di Sanna Ticca, Cittadino e pubblica amministrazione nel processo di integrazione europea, Milano, 2004, p.230.

[2] Interessante ai fini del nostro studio appare la ricostruzione della teoria della post-modernità relativamente al contributo del privato di Barberis (a cura di), Teorie postmoderne del diritto, Bologna, 2001.

[3]  Il riferimento rinvia alla ricostruzione dei paradigmi di separazione, alternatività e integrazione che hanno retto il rapporto tra procedimento e processo. Per un’attenta ricostruzione si rinvia a Forti, Atto e procedimento amministrativo, in Riv. dir. pubbl., I, 1930, p. 349.; Benvenuti, Funzione amministrativa, procedimento, processo, in Riv. trim. dir. pubbl., 1952; Fazzalari, Procedimento e processo, (teoria generale), in Enc. dir., XXXV, Milano, 1986, p. 819 e ss. Per una disamina dottrinale dei rapporti tra procedimento e processo si vedano: Nigro, Procedimento amministrativo e tutela giurisdizionale contro la Pubblica Amministrazione (il problema di una legge generale sul procedimento amministrativo), in Scritti giuridici, III, 1996, p. 1429 e ss.; Duret, Partecipazione procedimentale e legittimazione processuale, Torino, 1996, pp. 1 e ss.

[4] Sciullo, Il principio del “giusto procedimento” fra giudice costituzionale e giudice amministrativo, in Jus, 1986, p. 318 ss; Roehrssen, Il giusto procedimento nel quadro dei principi costituzionali in Dir. proc. ammin., Milano, 1987, p. 48 ss.

[5] Cassese, La costituzionalizzazione del diritto amministrativo, in Studi in onore di Gaetano Silvestri, Torino, 2016, p. 501 ss.

[6] In tal senso, si vedano, almeno, Falcon, (a cura di), Il procedimento amministrativo nei diritti europei e nel diritto comunitario, Padova, 2008; Ridola, Preistoria, origini e vicende del costituzionalismo, in Carrozza - Di Giovine - Ferrari, Diritto costituzionale comparato, Roma-Bari, 2009, p. 21 ss.; Ruggeri, Una Costituzione ed un diritto costituzionale per l’Europa unita, in Costanzo - Mezzetti - Ruggeri, Lineamenti di diritto costituzionale dell’Unione Europea, 2014, p. 1 ss.

[7] Si pensi, in partic., all’art. 20, n. 2 Cost.: “1) Ciascuno ha il diritto di ottenere una tutela giurisdizionale dinanzi ai tribunali e può esporre davanti ad essi i suoi punti li vista relativi ai suoi diritti ed ai suoi interessi, conformemente alle disposizioni della legge. 2) Il diritto della persona interessata ad una audizione preliminare si applica ugualmente a tutti gli atti o le misure amministrative assunti, a detrimento dei suoi diritti e dei suoi interessi, che garantisce il diritto di audizione nel procedimento amministrativo”.

[8] Rinviandosi specialmente a due articoli. Il 267 riguardante la Struttura dell’Amministrazione: “1. L’Amministrazione Pubblica sarà strutturata in modo da evitare la burocratizzazione, di avvicinare i servizi alle popolazioni e di assicurare la partecipazione degli interessati alla sua gestione effettiva, segnatamente attraverso associazioni pubbliche, organizzazioni di abitanti organizações de moradores” e altre forme di rappresentanza democratica; 2. Ai fini del disposto del numero precedente, la legge stabilirà adeguate forme di decentralizzazione e deconcentrazione amministrative, senza pregiudizio della necessaria efficacia e unità dell’azione dell’Amministrazione e dei poteri di direzione, sovrintendenza e controllo degli organi competenti; 3. La legge può costituire organismi amministrativi indipendenti; 4. Le associazioni pubbliche possono essere costituite solamente per la soddisfazione di specifiche necessità; non possono esercitare funzioni proprie delle associazioni sindacali e hanno un’organizzazione interna fondata sul rispetto dei diritti dei loro membri e sulla formazione democratica dei loro organi; 5. Il procedimento dell’attività amministrativa sarà oggetto di una legge speciale, che assicurerà la razionalizzazione dei mezzi da utilizzare per i servizi e la partecipazione dei cittadini alla formazione di decisioni o deliberazioni che li riguardano; 6. Gli organismi privati che esercitano poteri pubblici possono essere sottoposti, nei termini stabiliti dalla legge, a controllo amministrativo”, e l’art. 268 sui Diritti e sulle garanzie degli amministrati: “1. I cittadini hanno il diritto di essere informati dall’Amministrazione, sempre che lo richiedano, sull’andamento dei procedimenti nei quali siano direttamente interessati, così come di conoscere le decisioni definitive in proposito adottate; 2. I cittadini hanno del pari il diritto di accesso agli archivi e ai registri amministrativi, senza pregiudizio del disposto della legge in materie relative alla sicurezza interna ed esterna, alle indagini criminali e alla riservatezza delle persone; 3. Gli atti amministrativi devono essere notificati agli interessati, nella forma prevista dalla legge, e necessitano di motivazione espressa e accessibile quando risultino lesivi di diritti o interessi giuridicamente protetti; 4. È garantita agli amministrati la tutela giurisdizionale effettiva dei loro diritti o interessi giuridicamente protetti, incluso, segnatamente, il riconoscimento di detti diritti o interessi, l’impugnazione di qualunque atto amministrativo che li leda, indipendentemente dalla sua forma, la determinazione dell’assunzione degli atti amministrativi giuridicamente dovuti e l’adozione di misure cautelari adeguate; 5. I cittadini hanno ugualmente diritto di impugnare le norme amministrative con efficacia esterna lesive dei loro diritti o interessi giuridicamente protetti; 6. Ai fini di quanto previsto dai numeri 1 e 2, la legge fisserà un termine massimo per la risposta da parte dell’Amministrazione”.

[9] Dove l’art. 105 espressamente prevede:A) Il diritto dei cittadini ad essere ascoltati, direttamente o tramite le organizzazioni e associazioni riconosciute dalla legge, nei procedimenti di elaborazione delle misure amministrative che li riguardano; B) L'accesso dei cittadini agli archivi e registri amministrativi, salvo per quanto riguarda la sicurezza e la difesa dello Stato, le indagini sui reati e la riservatezza delle persone; C) La procedura di formazione degli atti amministrativi, garantendo, quando lo si giudichi opportuno, udienza all'interessato”.

[10] All’art. 33 si evince un vero e proprio riconoscimento del principio al giusto procedimento, riguardante la corretta azione amministrativa: “(1) Tutti hanno diritto ad un’azione amministrativa conforme alla legge, ragionevole e proceduralmente corretta;(2) Tutti coloro i cui diritti siano stati negativamente incisi da un’azione amministrativa hanno diritto ad esigerne una motivazione scritta;(3) Per attuare tali diritti deve essere emanata una legge nazionale. La legge deve: A) prevedere la possibilità di ricorso davanti alla magistratura o, laddove appropriato, davanti ad un tribunale indipendente ed imparziale; B) imporre l’obbligo nei confronti dello stato di attuare i diritti di cui ai commi (1) e (2); C) promuovere un’amministrazione efficiente”.

[11] Tale riferimento mostrerebbe come in un’ottica di globalizzazione dei principi amministrativi a carattere transnazionale un sistema di principi di diritto amministrativo si è progressivamente formato nello spazio giuridico globale: diritto di essere informati e sentiti, diritto di difesa, obbligo di motivazione, diritto di accesso al giudice” cfr. Cassese, Chi governa il mondo?, Bologna 2013, p. 25.

[12]  Art. 6 par.1 (ex articolo F) del Trattato di Maastricht, così come modificato dal Trattato di Amsterdam.

[13] Art. 1 par. 2 del Trattato di Maastricht si sottolinei come Il presente Trattato segna una nuova tappa nel processo di creazione di un’unione sempre più stretta tra i popoli dell’Europa, in cui le decisioni siano prese nel modo più trasparente possibile e il più vicino possibile ai cittadini”.

[14] cgue, 21.09.1983, cause riunite C-205 e C-215/82, Deutsche Milchkontor, punto 5: “Quanto più numerosi sono i documenti giustificativi che l'interessato in buona fede ha dovuto produrre per ottenere l'aiuto, tanto più il principio della certezza del diritto, vigente anche in diritto comunitario, osta a che gli si chieda successivamente di dimostrare che la prestazione era dovuta”.

[15] cgue, 23.04.1986, C-294/83, Partito ecologista “I Verdi” c. Parlamento Europeo, punto 23; Corte giust. ce, 26 giugno 2007, C-305/05, Ordre des barreaux francophones et germanophones, punto n. 29.

[16]Di particolare pregio è il riferimento contenuto nel preambolo della Carta, secondo cui: “L’Unione contribuisce al mantenimento e allo sviluppo di questi valori comuni, nel rispetto della diversità delle culture e delle tradizioni dei popoli europei, dell’identità nazionale degli Stati membri e dell’ordinamento dei loro pubblici poteri a livello nazionale, regionale e locale; essa cerca di promuovere uno sviluppo equilibrato e sostenibile e assicura la libera circolazione delle persone, dei beni, dei servizi e dei capitali nonché la libertà di stabilimento”. Galetta, Il diritto ad una buona amministrazione europea come fonte di essenziali garanzie procedimentali nei confronti della pubblica amministrazione in Riv. it. dir. pubbl. comunit., 2005, p. 822.

[17] Allena, L’art. 6 Cedu come parametro di effettività della tutela procedimentale e giudiziale all’interno degli stati membri dell’Unione Europea in Riv. it. Dir. pubbl. comm., 2, 2010, p. 267; Di Federico, (a cura di), Fundamental Rights in the eu: Legal Pluralism and Multi-Level Protection After the Lisbon Treaty, in The eu Charter of Fundamental Rights. From Declaration to Binding Instrument, Dordrech Heidelberg London New York, 2011, p. 38 ss.; Ziller, L’amministrazione europea. Ancora così snella? in Marchetti, (a cura di), L’amministrazione comunitaria: caratteri, accountability e sindacato giurisdizionale, Atti del seminario di Trento, 12 maggio 2008, Padova, 2009.

[18]Art. 6 cedu Diritto ad un equo processo: 1. Ogni persona ha diritto a che la sua causa sia esaminata equamente, pubblicamente ed entro un termine ragionevole da un tribunale indipendente e imparziale, costituito per legge, il quale sia chiamato a pronunciarsi sulle controversie sui suoi diritti e doveri di carattere civile o sulla fondatezza di ogni accusa penale formulata nei suoi confronti. La sentenza deve essere resa pubblicamente, ma l’accesso alla sala d’udienza può essere vietato alla stampa e al pubblico durante tutto o parte del processo nell’interesse della morale, dell’ordine pubblico o della sicurezza nazionale in una società democratica, quando lo esigono gli interessi dei minori o la protezione della vita privata delle parti in causa, o, nella misura giudicata strettamente necessaria dal tribunale, quando in circostanze speciali la pubblicità possa portare pregiudizio agli interessi della giustizia. 2. Ogni persona accusata di un reato è presunta innocente fino a quando la sua colpevolezza non sia stata legalmente accertata. 3. In particolare, ogni accusato ha diritto di: (a) essere informato, nel più breve tempo possibile, in una lingua a lui comprensibile e in modo dettagliato, della natura e dei motivi dell’accusa formulata a suo carico; (b) disporre del tempo e delle facilitazioni necessarie a preparare la sua difesa; (c) difendersi personalmente o avere l’assistenza di un difensore di sua scelta e, se non ha i mezzi per retribuire un difensore, poter essere assistito gratuitamente da un avvocato d’ufficio, quando lo esigono gli interessi della giustizia; (d) esaminare o far esaminare i testimoni a carico e ottenere la convocazione e l’esame dei testimoni a discarico nelle stesse condizioni dei testimoni a carico; (e) farsi assistere gratuitamente da un interprete se non comprende o non parla la lingua usata in udienza.

[19] Art. 8 cedu: Diritto al rispetto della vita privata e familiare: 1. Ogni persona ha diritto al rispetto della propria vita privata e familiare, del proprio domicilio e della propria corrispondenza. 2. Non può esservi ingerenza di una autorità pubblica nell’esercizio di tale diritto a meno che tale ingerenza sia prevista dalla legge e costituisca una misura che, in una società democratica, è necessaria alla sicurezza nazionale, alla pubblica sicurezza, al benessere economico del paese, alla difesa dell’ordine e alla prevenzione dei reati, alla protezione della salute o della morale, o alla protezione dei diritti e delle libertà altrui.

[20] Si veda, in partic., Corte edu, sez. IV, sent. 14.02.2006 su Giorn. dir. ammin., 2006, p. 997, che ha ritenuto il principio del giusto procedimento come postulato dall’art. 8 della Convenzione.

[21] Cassese, L’universalità del diritto, in Oltre lo Stato, Roma, 2006, in partic. p. 101 e Bevilacqua, Tutela dei diritti umani e giusto procedimento: le garanzie dei principi generali nati dalla composizione di più ordinamenti, in Giorn. dir. ammin., 2007, p. 946 ss.

[22] Cassese, Le basi costituzionali, in Trattato di diritto amministrativo, (a cura di Cassese), II ed. Diritto amministrativo generale, Milano, 2003, p. 239 ss.

[23] Su ciò cfr. Galetta, La proporzionalità quale principio generale dell’ordinamento, nota a Cons. St., sez. V, n. 2087 del 2006, in Giorn. dir. ammin., 2006.

[24] Della Cananea, Il rinvio ai principi dell’ordinamento comunitario, in Sandulli, (a cura di), Codice dell’azione amministrativa, Milano, 2011, p. 101 ss.

[25] In senso conforme, cfr. Bassani – Italia, Art. 1, in aa.vv., L’azione amministrativa, Milano, 2005, p. 74 ss. e D’Orlando, Lo statuto costituzionale della pubblica amministrazione. Contributo allo studio dei fenomeni di convergenza tra ordinamenti nello spazio giuridico europeo, Padova, 2013, p. 210 ss.

[26] Cfr. Caringella, Il procedimento amministrativo, Napoli, 2005, p. 23 ss.

[27] Bryde, Konstitutionalisierung des Volkerrechts und Internationalisierung des Verfassungsrecht, in Der Staat, 1, 2003, p. 61 ss.

[28] In tal senso, si veda Caringella, Corso di diritto amministrativo, I, Milano, 2003, p. 67.

[29] Ben noto è il risalente insegnamento della nostra Corte costituzionale che con le sentt. nn. 348 e 349/2007 ha sancito come costituzionalmente illegittime le disposizioni nazionali contrastanti in modo insanabile con quelle della cedu, così come interpretate dalla Corte di Strasburgo, le quali pur non avendo rango costituzionale costituiscono norme interposte nel giudizio di costituzionalità in conseguenza del vincolo al rispetto degli obblighi internazionali posti dall’art. 117, primo co., Cost.

[30] cgue, 11.12.2014, causa C-249/13, Boudjlida; CGUE 18.12.2008, causa C-349/07, Sopropé.

[31]  Art. 41 cdfue: “Ogni individuo ha diritto a che le questioni che lo riguardano siano trattate in modo imparziale, equo ed entro un termine ragionevole dalle istituzioni e dagli organi dell'Unione. 2. Tale diritto comprende in particolare: a) il diritto di ogni individuo di essere ascoltato prima che nei suoi confronti venga adottato un provvedimento individuale che gli rechi pregiudizio; b) il diritto di ogni individuo di accedere al fascicolo che lo riguarda, nel rispetto dei legittimi interessi della riservatezza e del segreto professionale; c) l'obbligo per l'amministrazione di motivare le proprie decisioni. 3. Ogni individuo ha diritto al risarcimento da parte della Comunità dei danni cagionati dalle sue istituzioni o dai suoi agenti nell'esercizio delle loro funzioni conformemente ai principi generali comuni agli ordinamenti degli Stati membri. 4. Ogni individuo può rivolgersi alle istituzioni dell'Unione in una delle lingue del trattato e deve ricevere una risposta nella stessa lingua”.

[32] Marzuoli, Carta europea dei diritti fondamentali, “Amministrazione” e soggetti di diritto: dai principi sul potere ai diritti dei soggetti, in Vettori (a cura di) Carta europea e diritti dei privati, Padova 2002, p. 255; in senso critico si veda Fioravanti, La Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea nella prospettiva del costituzionalismo moderno, in Carta europea e diritti dei privati, op.cit., p. 206.

[33] Articolo II-41: Diritto ad una buona amministrazione: 1.Ogni individuo ha diritto a che le questioni che lo riguardano siano trattate in modo imparziale, equo ed entro un termine ragionevole dalle istituzioni, dagli organi e dalle agenzie dell'Unione. 2.Tale diritto comprende in particolare: a) il diritto di ogni individuo di essere ascoltato prima che nei suoi confronti venga adottato un provvedimento individuale che gli rechi pregiudizio; b) il diritto di ogni individuo di accedere al fascicolo che lo riguarda, nel rispetto dei legittimi interessi della riservatezza e del segreto professionale; c) l'obbligo per l'amministrazione di motivare le proprie decisioni. 3.Ogni individuo ha diritto al risarcimento da parte dell’Unione dei danni cagionati dalle sue istituzioni o dai suoi agenti nell'esercizio delle loro funzioni conformemente ai principi generali comuni agli ordinamenti degli Stati membri. 4.Ogni individuo può rivolgersi alle istituzioni dell'Unione in una delle lingue della Costituzione e deve ricevere una risposta nella stessa lingua. Come è possibile notare, l’ormai superato Progetto di Costituzione per l’Europa aveva incluso nel proprio testo la medesima disciplina prevista all’art. 41 cdfue, a riprova di come l’interesse e la necessità sul piano dell’Unione fosse quella di introdurre una disciplina che riconoscesse al principio del giusto procedimento carattere vincolante per tutti gli Stati-membri.

 

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